Sicurezza
Omicidio Romanini, il cugino imputato dà la sua versione
CAMAIORE. Siamo alla fase decisiva del processo sul delitto di Stefano Romanini, imprenditore ucciso a 47 anni sotto casa con nove colpi di pistola. Oggi alle 10 si torna in tribunale per un’udienza...
CAMAIORE. Siamo alla fase decisiva del processo sul delitto di Stefano Romanini, imprenditore ucciso a 47 anni sotto casa con nove colpi di pistola.
Oggi alle 10 si torna in tribunale per un’udienza che si annuncia fondamentale. È il giorno delle dichiarazioni spontanee che l’unico imputato per l’omicidio, il 65enne Roberto Romanini (cugino di Stefano) ha annunciato di voler fornire. C’è attesa, dunque, per la versione di Roberto Romanini, che secondo la Procura avrebbe pagato un killer per uccidere il cugino. Il movente? I soldi, secondo gli inquirenti. In particolare i 200.000 euro di debito che era rimasti come pendenza tra Stefano e Roberto dopo l’addio del primo alla società, la Rb escavazioni, in cui erano soci. Ma forse - ipotizza la Procura - anche i 600.000 euro che una polizza sulla vita intestata a Stefano avrebbe potuto fruttare ai beneficiari, cioè lo stesso Roberto e l’altro socio alla Rb. Polizza che però, secondo gli avvocati difensori dell’imputato (Marco Taddei e Elena Libone) non poteva essere intascata. «E difatti - dicono - non è mai stata intascata».
Nell’udienza si sentiranno gli ultimi testimoni, prima che si proceda nelle prossima settimane con la richiesta di condanna da parte del pm Fabio Origlio e la relativa sentenza della Corte d’Assise di Lucca. Sentenza che arriverà, salvo sorprese clamorose, a più di cinque anni dal delitto, compiuto l’8 febbraio del 2011 in pieno centro a Camaiore (via Battisti). Un agguato omicida a suon di spari, compiuto da un assassino che al momento è ignoto.
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