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Versilia

Vangi: che bello scolpire i pensieri a Pietrasanta

di DOMENICO LOMBARDI
Vangi: che bello scolpire i pensieri a Pietrasanta

Il grande scultore crea con i maestri fonditori che ha scoperto venticinque anni fa

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di DOMENICO LOMBARDI

Èun pilastro della scultura contemporanea. Giuliano Vangi, classe 1931, incarna il dialogo tra semplicità e raffinata educazione, in un racconto intorno all'uomo e al suo destino. Lo incontro nel suo studio, a Pietrasanta, tra le sue opere, tra linguaggi, emozioni e pensieri che si rincorrono. Un uomo di poesia, ma con i piedi ben saldi a terra. Con una sua ricetta per Pietrasanta.

Da quanto tempo lavora in città?

«Da circa venticinque anni. Prima realizzavo le mie opere in marmo a Carrara, presso lo studio Nicoli. Non c'erano, però, fonderie, necessarie per alcuni miei lavori. Mi parlarono di Pietrasanta e dei suoi maestri fonditori. Così ho conosciuto questa splendida città. Nel laboratorio di Enio Galeotti ho realizzato la prima opera: una scultura policroma in granito che attualmente si trova nel museo che mi è stato dedicato in Giappone. Poi lavorai alla Fonderia Tesconi. Affittai successivamente un piccolo studio sino ad acquistare un “capannoncino”. Oggi ho un laboratorio dove riesco ad eseguire anche opere di grandi dimensioni. Nello studio di Pesaro realizzo disegni, modelli, bozzetti che sviluppo a Pietrasanta. Ho lavorato in molte fonderie, attualmente alla Mariani, dove con Nicola Agolini sperimento nuovi materiali, metalli e tecniche».

Cosa pensa degli artigiani di Pietrasanta?

«Sono una bella realtà. Una risorsa significativa per Pietrasanta, da non disperdere, da valorizzare ulteriormente, da trasmettere ai giovani. L’artista modella, gli artigiani sgrossano e affinano. In questo lavoro è fondamentale la collaborazione, il confronto, una sinergia di obiettivi. Lavorare è soprattutto ricercare. La ricerca è fondamentale nella scultura; senza quella non si va da nessuna parte. A me piace molto questo ambiente, qui il lavoro diventa un piacere soprattutto quando ci si avvicina alle linee della perfezione».

Pochi scultori hanno la sua conoscenza dei materiali.

«Il materiale è l'anima della scultura. Ogni opera è concepita e pensata anche in relazione al suo materiale. Ho lavorato il marmo, il granito, le pietre, la creta, il ferro e il legno. In questi ultimi anni mi confronto molto con i nuovi materiali come l’acciaio, il rame, il nichel nelle sue differenti leghe, l’alluminio, la quarzite, l’avorio, l’oro. Non ho mai utilizzato il titanio, splendido materiale, sottile e trasparente. Lo sto studiando a fondo. Nel corso della mia carriera credo di non essermi fatto mancare niente».

Quali sono le caratteristiche salienti delle sue opere?

«Ritengo che siano il figurativo accentuato, o meglio il realismo trasfigurato, e il messaggio trasmesso. Non mi interessa rappresentare il reale come copia, voglio comunicare il senso, l’anima, il sentimento. Voglio dare espressione e trasmettere energia alle mie opere. È in questi messaggi l’attualità. A me interessa l'uomo con le sue sofferenze, con i suoi dubbi e le sue speranze. La forma è in funzione dell'uomo e del pensiero. Credo che l'aspetto più affascinante e difficile della scultura sia proprio quello di scolpire i pensieri, così come le onde del mare o i profumi. L’arte è affermazione dell'esistenza. Mi fa male osservare come non ci sia più rispetto per la natura. I ghiacciai si sciolgono, le alluvioni si rincorrono, i mari e i fiumi si inquinano, le foreste si distruggono e si cementificano campagne, montagne e spiagge. Tutto ciò mi sgomenta. L’uomo può essere un grande disastro. Ho sette nipoti e mi preoccupo per il loro futuro, per l'ambiente in cui andranno a vivere. Non sono un pessimista, vorrei che l’uomo si comportasse meglio perché certi danni non sono più rimediabili. Ho speranza nei giovani, nella loro sensibilità, nella loro cultura ambientale».

A proposito della speranza cosa pensa di Papa Francesco?

«È un grande uomo, uno dei papi più belli. Ha il coraggio di dire quello che pensa. Con coerenza trasmette i valori e denuncia. Trovo in lui idee precise e molto coraggio».

Quale messaggio darebbe ai giovani artisti?

«Il messaggio più importante è l'umiltà. Uno fa un sogno e crede di essere Leonardo Da Vinci. Non è così. Occorre studiare molto, lavorare spesso in silenzio e ripeto con molta, molta umiltà. È fondamentale, per far questo “mestiere” di scultore, conoscere le tecniche, i materiali. Non si tratta di riprodurre fedelmente la realtà ma è necessario esprimere il proprio pensiero e la propria poesia. Nelle accademie non si insegna tutto questo».

Pietrasanta è città d'arte. Cosa bisogna fare per migliorarla?

«A Pietrasanta passano molti artisti internazionali che la qualificano e la fanno conoscere nel mondo. La cultura, l’arte vanno gestiti con attenzione e preparazione. Ad esempio sulle donazioni di opere bisognerebbe in primo luogo riflettere sul loro valore artistico, poi sul luogo in cui collocarle. Ci vuole una necessaria selezione da parte di esperti qualificati. Un’opera d'arte non è un arredo fine a se stesso ma è parte integrante dell'urbanistica del luogo. I servizi in una città, e in particolare in una città d'arte, sono fondamentali. Mi ha colpito la stazione di Pietrasanta che vive in un degrado inaccettabile. L’ordine, il decoro, la sicurezza, la funzionalità sono elementi imprescindibili per un buon biglietto da visita. Certamente anche il museo internazionale della scultura ha un suo forte significato in questo contesto. Il progetto è ambizioso».

Quali sono gli artisti che ammira?

«Molti. Da ragazzo ero innamorato della scultura egiziana, degli Assiri, degli Etruschi. Ho approfondito moltissimo il Rinascimento, il berninismo sino ad arrivare a Marini, Manzù, Moore. Mi ha sempre interessato l'essenzialità della scultura, in particolare la semplificazione delle forme».

Nuovi progetti?

«Alcuni lavori commissionati, una mostra in Germania e una in Corea. Sto seguendo la ristrutturazione di una piazza di Fano in cui sarà collocata una mia opera che dono alla città».

Il bozzetto è splendido. Penso a Pietrasanta, ai suoi spazi incantevoli con un'opera del maestro Vangi, peraltro disponibile a donarla. Sarebbe veramente bello…

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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