Sicurezza
Da promessa del pallone a venditore da record di aspiratori
Stefano Santini, allenatore del Viareggio Beach Soccer, proclamato “Mr Folletto”: nel 2015 ne ha venduti 1.397. «Col calcio non avrei potuto mantenere la famiglia»
VIAREGGIO. Poter sfuggire al momento in cui bisogna aprire gli occhi per guardare in faccia la realtà è un privilegio di pochi. Difficile trovare la forza per accettarla, altrettanto rendersi conto che i sogni spingono la fantasia ma non il carrello della spesa, che non sono fatti delle stesse sostanze di monete e banconote. Stefano Santini ieri era un calciatore che ambiva a indossare le maglie di club di prestigio, una carriera irrimediabilmente frenata da un grave infortunio ad appena 22 anni. Oggi è “Mr Folletto”, il venditore numero uno in Italia del più conosciuto degli aspiratori. Ne ha venduti 1.397 nel 2015. Sono, di media, 116,42 al mese e 3,83 al giorno, se ipotizziamo che abbia lavorato tutti i giorni dell’anno, feste incluse. Impossibile anche solo pensarla una cosa del genere, perché quattro figli sono tanti ed il tempo da trascorrere con loro (e con la moglie Silvia) vale più di tutto il resto.
E poi c’è il secondo amore, il beach soccer. Neppure a quello riuscirebbe a rinunciare. Nel 2014 si era fermato al quinto posto, con “soli” 1.163 pezzi venduti. Per uno competitivo come lui, puntare al primo posto era diventata una sfida stimolante. «Io sono abituato a mettere professionalità in ciò che faccio, altrimenti rinuncio. Nella vita porsi un obiettivo è fondamentale. Volevo vincere questa classifica: mi sono stilato un programma giornaliero e l’ho rispettato. I miei figli, quelli più piccoli, tenevano il conto e quelli grandi si arrabbiavano quando la sera tornavo a casa e dicevo che non avevo venduto neppure un aspirapolvere. Per me è stato come segnare un gol in serie A».
DA CALCIATORE PROFESSIONISTA A...
La sua esperienza da venditore “porta a porta” era iniziata sei anni fa, nel periodo per lui più buio e complicato: «Quando capisci che il calcio, da solo, non ti permette di andare avanti dignitosamente (in quel periodo allenava nelle giovanili del Livorno, ndr), devi “arrabattarti”, per dirla alla viareggina. E io l’ho fatto. Mio zio questo lavoro lo svolge da una vita, ho cominciato prima part-time e poi, da due anni e mezzo, a tempo pieno. Non mi sono mai vergognato di questa scelta».
Da ragazzo il suo unico pensiero era rincorrere dietro un pallone e scaricarlo in rete. Un passato nel vivaio della Fiorentina, la breve parentesi in Inghilterra col Sunderland e il rientro in Italia, a Marsala, poco più che maggiorenne. Era il 1998, in quella squadra c’erano Massimo Gazzoli e Patrice Evra. Nessuna omonimia, si tratta proprio del laterale della Juventus: «Già all’epoca si vedeva che era fortissimo - ammette Santini - ma inizialmente lui veniva utilizzato poco, giocavo io da esterno».
Ricordi di una gioventù felice. Poi a L’Aquila il suo ginocchio ha fatto crac e con esso le speranze di un futuro abbagliante: «All’inizio non volevo accettare l’idea che prima o poi avrei dovuto smettere, non volevo deludere chi mi stava attorno. Quando sei un ragazzo pensi che con un incidente simile finisca tutto, poi quando cresci ti accorgi che in realtà i veri problemi sono altri, come la mancanza di salute o la morte di una persona cara».
Le sue soddisfazioni se le è comunque tolte prima di appendere gli scarpini al chiodo, come il “triplete” col Viareggio nel 2006. Abbandonato il calcio e riposti in un cassetto i sogni ad esso legati, Santini si è dedicato anima e corpo ad una professione «difficile, ma con la quale si è creata rapidamente una bella empatia». E allora, già spiegata la metodologia di lavoro, con la minuziosa e dettagliata programmazione da seguire quotidianamente, subentrano i risvolti umani: «Sai benissimo che quando suoni un campanello ed entri in una casa, puoi trovare di tutto: dagli scalmanati, ai malati che non possono neppure alzarsi dal letto. Vedi cosa c’è dentro ogni appartamento, osservi e ascolti, ti relazioni con le persone, perché alla fine non parli soltanto dell’aspirapolvere. È un’esperienza che ti forma e che per certi versi ti fa sentire un privilegiato perché trovi famiglie che non arrivano alla fine del mese. E comunque quasi mai sono stato trattato male».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12957088:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12957088:1652188492/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
... SUPER VENDITORE DI ASPIRATORI
Emergono sofferenze, paure, difficoltà. Ma poi ci sono anche momenti divertenti, quelli che se ci ripensi ti scappa una grassa risata: «Non so quante volte i cani mi abbiano inseguito - racconta divertito - ho imparato a lasciare il cancello semi-aperto per non farmi raggiungere, anche se non sono mai stato un velocista…».
Ha pubblicato su Facebook la notizia del primo posto tra i venditori nel 2015 e in men che non si dica, ecco una pioggia di commenti: «Non l’ho fatto per autocelebrarmi, ma per condividere questa gioia con gli amici e i conoscenti. Io alla mia città sono molto legato e mi faceva piacere far sapere che il migliore in tutta Italia è un viareggino su oltre 4600 agenti».
....semplicemente grazie a tutte quelle persone che mi hanno aperto la porta, senza conoscermi prima....1.397 apparecchi...
Pubblicato da Stefano Santini su Martedì 9 febbraio 2016
A marzo sarà premiato a Varsavia, in occasione della festa che la Vorwerk organizza ogni anno. Non solo: prossimamente sarà pure ospite della trasmissione “Porta a porta” su Rai1. A questo punto, per chiudere il personalissimo cerchio, manca solo una cosa: «Lo scudetto col Viareggio Beach Soccer. Ci terrei tanto a vincerlo». Nel nome di Matteo Valenti, ovviamente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
