Il Tirreno

Versilia

Uccise il fratello a Viareggio, via al processo

di Matteo Tuccini
Da sinistra, l'omicida Nicola Guidotti, il luogo dell'omicidio e la vittima, Mario Guidotti
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Da sinistra, l'omicida Nicola Guidotti, il luogo dell'omicidio e la vittima, Mario Guidotti

Sconto di pena in vista per Nicola Guidotti: il 1º marzo il giudice deciderà se ordinare una nuova perizia

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VIAREGGIO. Inizierà il 1º marzo il processo per l’omicidio di Mario Guidotti, ucciso a 51 anni con quattro colpi di pistola dal fratello Nicola Guidotti, 59, di fronte al ristorante Mezzo Marinaio in Darsena. Il processo si terrà con rito abbreviato, di fronte al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca Silvia Mugnaini: questo significa che in caso di condanna Nicola Guidotti potrebbe avere la pena ridotta di un terzo.

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Il delitto. L’omicidio avviene il 20 giugno del 2015. È un bellissimo sabato pomeriggio, pieno di sole: poco dopo le 18, mentre i turisti vengono via dalla vicina spiaggia della Marina di Levante, si sentono quattro spari di fronte al Mezzo Marinaio, ristorante cult e simbolo della tradizione culinaria viareggina. La gente si affaccia, un poliziotto fuori servizio che abita lì di fronte chiama il 113. C’è un corpo sdraiato a terra, accanto a una Vespa. È quello di Mario Guidotti, che al Mezzo Marinaio lavora - come cameriere - assieme al fratello Nicola. L’omicida è proprio quest’ultimo: hanno avuto una lite, l’ennesima, dopo la quale Nicola è andato a prendere la pistola che teneva nel ristorante e ha freddato il fratello, che era in sella alla sua Vespa e stava andando via. Poi Nicola si è consegnato alla polizia. Da quel giorno il ristoratore - che è socio anche del Capitano, in via Coppino - è rinchiuso in carcere a Lucca.

Un rapporto difficile. Trattandosi di un delitto con dinamica chiara, accusa e difesa si muovono per capire cosa ha portato a una tragedia simile. Tra Nicola e Mario i rapporti non erano mai stati idilliaci: il primo veniva visto da tutti come una specie di padre che impazziva per tenere in riga l’altro. Proprio per tenerlo sott’occhio Nicola lo aveva preso a lavorare al Mezzo Marinaio. Ma da tempo lo accusava di ammanchi in cassa, sostenendo che usasse quei soldi per giocarseli. Dopo l’ultimo ammanco, una cifra che gli inquirenti hanno ricostruito in duemila euro, la situazione sarebbe degenerata. E anziché i cazzotti, come ha raccontato chi li conosceva, sono volati i proiettili.

Le perizie e il processo. Il pm Antonio Mariotti, titolare dell'inchiesta, ha nominato un consulente, il professor Mauro Mauri, per svolgere una perizia psichiatrica su Nicola Guidotti. L’esito dell’esame, svolto in carcere, è che l’omicida si rendeva pienamente conto di cosa stava facendo quando ha sparato quattro colpi di pistola contro il fratello. In termini tecnici, era capace d’intendere e di volere. Ma il delitto del Mezzo Marinaio assomiglia più al frutto di un raptus, che non a una decisione già maturata in precedenza. Di conseguenza, resta difficile sostenere l’ipotesi della premeditazione.

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I consulenti della difesa, Alberto Petracca e Roberto Branconi, nominati dagli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi, concordano con quanto affermato dal perito della Procura, ma ritengono che Nicola non fosse del tutto in grado di intendere e di volere. Di parere opposto l’avvocato di parte civile, Mario Vincenzo Belcastro, che tutela l’ex compagna e la figlia di Mario. Per fugare i dubbi la difesa di Nicola Guidotti ha chiesto che il giudice ordini una nuova perizia psichiatrica “super partes”: il 1º marzo ci sarà la decisione.

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