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Cantieri Baglietto, liquidatore a giudizio

Cantieri Baglietto, liquidatore a giudizio

Il caso dei venti milioni prelevati dal conto sul quale c’era anche la fidejussione da restituire a Balducci

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VIAREGGIO. Continua con il decreto di citazione a giudizio firmato dal sostituto Procuratore generale Valeria Fazio (Procura generale di Genova)il braccio di ferro tra Effebi Holding di Giuseppe Balducci, storico imprenditore viareggino della nautica,e l’ex liquidatore dei “Cantieri navali Baglietto”, oggi divisi in tre proprietà diversa ma con il marchio nella mani del Gruppo Gavio. Che si è aggiudicato il cantiere di La Spezia.

Nel 2010, però, in corsa per aggiudicarsi il gruppo Baglietto (cantieri a La Spezia, Varazze e Pisa) c’era proprio Balducci. «Abbiamo scelto il gruppo della famiglia Balducci - dichiarava nel settembre 2010 proprio Galantini - perché il suo progetto è stato ritenuto più convincente e completo».

Ma - si legge nel decreto di citazione a giudizio datato 26 gennaio scorso - Galantini e con lui Massimiliano Ratti (legale e consulente della “Cantieri navali Baglietto”, delle società alla stessa collegate, e del liquidatore Galantini) nel 2012 «entrambi operando al fine di sottrarsi all’adempimento degli obblighi civili nascenti dal provvedimento provvisoriamente esecutivo, emesso in data 9 luglio 2012 dal Tribunale di Lucca, sede distaccata di Viareggio con il quale veniva ingiunto alla “Baglietto” di versare alla Effebi Holding Spa la somma di 6.339.510, 28 oltre interessi legali, richiedevano ed ottenevano dalla Cassa di risparmio di La Spezia l’emissione di 41 assegni circolari, dell’importo complessivo di 20.370.702 euro. Così azzerando la disponibilità liquida presente sul conto corrente numero 46799793 intestato alla “Cantieri navali Baglietto”».

Secondo l’accusa Galantini e Ratti agirono in questo modo «al fine di impedire all’ufficiale giudiziario del Tribunale di la Spezia - che aveva notificato all’Istituto di credito atto di pignoramento presso terzi - di vincolare le somme presenti sul conto, sino alla concorrenza della somma di 7.975.912 euro. E compiendo, in tal modo, atti fraudolenti idonei a causare alla parte lesa un danno patrimoniale di rilevante gravità». Per Ratti anche l’accusa di aver «consigliato a Galantini - non appena informato della notifica del pignoramento - di procedere all’operazione che il liquidatore eseguiva in data 23 maggio 2013».

Vista così sfumare la fidejussione versata quando tutto sembrava nel senso indicato dalle dichiarazioni dello stesso Galantini due anni prima, la Effebi Holdin - assistita dall’avvocato Claudia Selmi, del Foro di Lucca - ha scelto di andare per vie legali.

Oggi la Procura di Genova, per quell’operazione contesta a Galantini e Ratti il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (articolo 388 del codice penale) con le aggravanti comuni dell'avere, nei delitti contro il patrimonio o che comunque offendono il patrimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità; e di averlo fatto «con abuso di autorità». Il tutto in concorso tra loro. (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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