Il lutto
Sgarbi: la satira riporta alla ragione chi ne è bersaglio
Il critico d’arte giurato per la prima sfilata si fa vedere in tribuna, salta sui carri, si sottopone a una pioggia di selfie al femminile e prende il Coriandolo d’oro
di CORRADO BENZIO
Spenti gli spot della Rai, tic-toc, è iniziato a piovere. Quasi che il maltempo avesse voluto fare un favore al Carnevale, al suo commissario, agli stessi carristi che sono usciti in corso, ma temevano la pioggia. Un favore anche ai viareggini che da quindici anni sperano nel ritorno del vero corso del Martedì Grasso.
Faceva impressione la coincidenza, visto che a sera su Viareggio diluviava. Grandi pacche sulle spalle perché tutto è finito bene, a partire dalla diretta Rai e in Passeggiata c’era gente. La vittoria, si sa, ha sempre tanti padri. Per la giornata di ieri ci sono però, certificati, due sconfitti: i carristi che non hanno voluto uscire.
Domenica e ieri il Carnevale ha ricordato ai più vecchi il grande Totò. Negli ultimi dieci di carriera recitava ormai cieco. Lo accompagnavano sul set, occhiali scuri e aria dolente. Ma quando si batteva il ciak l’antica marionetta si animava, come se lo spazio fosse suo e le battute sgorgavano incessanti. Viareggio in questi giorni è sembrata quel grande attore acciaccato, spesso maltrattato da registi cialtroni, ma che si sveglia al ciak del carnevale.
Poi c’è il culo. Siamo in Toscana, si può scrivere. C’è quello mitico di Arrigo Sacchi. E c’era quello di Elio Tofanelli: nella sua lunga e discussa gestione è piovuto pochissimo sul carnevale, giusto negli ultimi tempi.
Il commissario Stefano «Crisantemo» Pozzoli ha dimostrato di avere quella dote fondamentale. Chi ha bazzicato qualche libro di storia ricorda che Napoleone preferiva i generali fortunati a quelli bravi. E magari amava quelli sboccati, come Pierre Jacques Etienne visconte di Cambronne, ma quella è un’altra questione.
L’ora di diretta Rai serviva a tutti, non solo al Carnevale dei prossimi 4 corsi ma anche alla Versilia, al suo turismo, all’immagine festaiolo che sempre dobbiamo esibire se vogliamo che la gente venga. Il rinato Fappani, grazie alla famiglia Fontana, esibiva ogni genere di frittelle, simbolo del Martedì Grasso.
I tempi sono cambiati, siamo afflitti dalle malattie del benessere (dal diabete al colesterolo) più che dalla fame. Ma giochiamocela questa tradizione fatta da buoni ristoranti di pesce, ottime pasticcerie, un popolo ridanciano, allegro e vivace come solo i napoletani lo sono in Italia.
Per rendere perfetto questo mix ci vuole sempre il sole. Roberto Vannozzi, presidente del comitato della Passeggiata, ricorda che a lui dà lavoro il Padreterno. Nel senso che il sole porta gente e rende tutto più bello.
La luce che ha affascinato, perché dimenticarlo, Telemaco Signorini e Moses Levy, Primo Conti e Ottone Rosai, Ernesto Treccani e Carlo Carrà, Galileo Chini e Pietro Annigoni.
Tutti venuti da fuori per dipingere con la luce del nostro mattino. Come fa Fernando Botero, la cui prima meta in Versilia– negli anni Settanta – fu proprio Viareggio, quando alloggiava, lo ricorda lui stesso, all’hotel Astor.
La stessa luce che rende abbacinanti i marmi delle Apuane ed esalta i colori dei carri, ma anche il blu degli scafi dei Perini. Senza questa luce a Viareggio saremmo tutti meno artisti, meno svolazzanti, magari anche meno poeti dell’effimero. E allora per il prossimo presidente del Carnevale serve anche un esame di fortuna. Ci sono tanti maghi in giro ed in tv, assoldiamone uno e facciamo l’esame «C.» ai futuri candidati.
Ps. Più di vent’anni fa pagammo 14 milioni (di lire) a Francesca Dellera per esibire il suo magnifico decollete ma a pochi fortunati nei saloni del Royal, visto che il lungomare era spazzato da pioggia e vento. Questo può (anche) costare un corso rinviato.
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