Gioco
Le pagelle del Carnevale: per i Barbari di Galli partenza in pole
Candidati al podio anche il Pagliaccio di Breschi e il carro su Facebook dei fratelli Cinquini
VIAREGGIO. Un carro sopra tutti - il Barbaro di Fabrizio Galli - con due potenziali outsider come il Pagliaccio di Massimo Breschi e il leone dorato dei fratelli Cinquini. Già dopo la prima uscita, il podio dell’edizione 2016 del Carnevale sembra essere già in qualche modo delineato. Con gli altri costruttori in gara a contendersi in un relativo equilibrio le posizioni alle spalle dei tre. Ecco dunque le pagelle dei carri, con un voto ancora in sospeso per quello che riguarda i fratelli Bonetti, sfilati senza movimenti per un guasto tecnico.
52 sfumature di Carnevale di Massimo Breschi. Ripetersi dopo una vittoria non è mai facile. A maggior ragione quando si è reduci da un trionfo a furor di popolo come quello della scorsa edizione. E allora, per quanto possa essere più o meno corretto, è difficile sottrarsi a paragoni fra le due costruzioni. E non c'è dubbio che l'originalità, la potenza, la suggestione, la poesia che emanavano dal carro sulla pedofilia dello scorso anno non le ritroviamo in eguale intensità nel gigantesco pagliaccio con cui Massimo Breschi cerca di bissare la vittoria del Carnevale 2015. Fatta questa doverosa premessa, però, il livello qualitativo su cui si attesta anche quest'anno resta elevato. Pur di concezione decisamente più tradizionale, il pagliaccio che lo domina è d'impatto, ben modellato, accattivante e dai movimenti ben articolati, con soluzioni realizzative che lo caratterizzano (ad esempio l'utilizzo a vista delle locandine dei giornali per il vestito del clown). Interessante, poi, l'idea di recuperare la banda musicale a bordo del carro ma di connotarne alcuni componenti tramite le caricature (per altro ben realizzate) dei politici più in vista del momento che, fra le cinquantadue volute dall'autore, danno all'opera anche una sfumatura satirica. Insomma, anche se non sbalorisce come lo scorso anno, il carro piace. E può aspirare quantomeno al podio. Complimenti.
Voto 8
Io sono Dio di Umberto e Stefano Cinquini. Forse certe soluzioni sceniche scelte non saranno originalissime (il leone dorato che esce dalla torre ricorda nei meccanismi il lupo di Carlo Vannucci mentre le scatole laterali che si aprono sembrano ispirarsi al Carnevale nel cassetto di Arnaldo Galli: ma in fondo cosa c’è di davvero nuovo nel Carnevale?), tuttavia quello presentato dai fratelli Cinquini è uno dei carri più belli di questa edizione. La belva che, una volta spalancato il portone frontale, si lancia sul pubblico è sicuramente di grande effetto sul pubblico (la resa è poi rafforzata dall’uso di luci e fumogeni), così come è sapiente il gioco di pieni e vuoti che si crea con l’apertura e la chiusura delle finestre laterali. Il carro, che si sviluppa soprattutto in verticale, è poi ulteriormente arricchito da una studiatissima e nutritissima coreografia di figuranti dorati come il leone che contribuisce al coinvolgimento del pubblico. Se qualche punto debole il carro ce l’ha è forse relativo al significato non proprio immediato del carro. In questo il volto tutt’altro che popolare di Marc Zuckerberg non dà una mano ai due autori, anche se i richiami ai simboli del mondo virtuale di Facebook (emoticons, chioccioline, pollici alzati e così via) sono molteplici.
Voto: 8
Moby Duck Plastic Planet Show di Alessandro Avanzini. Può piacere o meno, ma di certo la bambolona colorata circondata dalle paperelle di gomma ideata da Alessandro Avanzini per rappresentare l'inquinamento del mare e più in generale l'allarme ecologico del pianeta è il carro di maggior rottura di questo Carnevale 2016. Rottura da un punto di vista dei materiali utilizzati. Rottura per l'effetto cromatico e di lucentezza che la costruzione regala agli spettatori. Rottura per quel pugno allo stomaco che arriva dal vomito fatto di plastica che fuoriesce dalla bocca della bambola e che stona (volutamente) con quello che è un simbolo dell'infanzia. Poi si può discutere sulla contraddittorietà del messaggio (utilizzare un carro fatto di plastica per condannare la plastica) o sull'impatto, anche nei volumi, della costruzione. Ma - come il cyber-ragno con cui vinse due edizioni or sono - Avanzini si conferma uno dei costruttori più votati all'innovazione. Forse non sarà da primo premio, ma certamente può ambire al premio della critica.
Voto: 7
In te son nato di Franco Malfatti. Tocca le corde della poesia e della malinconia il grande Pierrot che suona la chitarra sullo sfondo-cartolina di una Viareggio che non c'è più. Sentimenti ed emozioni a cui Franco Malfatti si affida di frequente nelle sue costruzioni (basti pensare, nel recentissimo passato, al carcerato dietro le sbarre che commosse molti spettatori). Seppur non così espressamente dichiarato, il carro è anche un omaggio allo splendido Pierrot di Sergio Baroni, di cui Malfatti è stato a lungo l'allievo prediletto. Però proprio la scelta di rifarsi ad una costruzione che è entrata nella storia del Carnevale di Viareggio - pur con le sue differenze e peculiarità - dona al carro un sapore di deja vu che rischia di penalizzarlo quantomeno nel giudizio popolare (anche se le giurie, rigorosamente non viareggine, con ogni probabilità non se ne accorgeranno...). Quanto alla fattura del carro, il personaggio è realizzato con maestria ed eleganza mentre il panneggio della maschera regala sfumature di bianco che confermano le indubbie capacità di Malfatti con il pennello in mano. Di buon impatto scenografico l'effetto dato dalla riproduzione fotografica della cartolina d'epoca che ritrae la Torre Matilde alle spalle del Pierrot. Una soluzione che tuttavia - se presa come modello per il futuro da Malfatti o da altri costruttori - rischia di rappresentare una pericolosa scorciatoia nella realizzazione dei carri.
Voto 7
Bilderberg: l’altro volto del potere di Roberto Vannucci. Di grande impatto sia che lo si osservi dalla prospettiva frontale che dal cosiddetto lato b (ma a dettare la gerarchia è in realtà solo il senso di sfilata della costruzione, visto che per qualità e accuratezza davanti e dietro sembrano equivalersi), il carro di Roberto Vannucci è in realtà un carro doppio. E già questa è una indubbia nota di merito. Di lettura immediata nonostante la scelta di ispirarsi al gruppo Bilderberg non sia propriamente popolare, dalla costruzione traspare subito una feroce critica al vero potere senza volto che agisce lontano dai riflettori ma che manovra il mondo domandolo a proprio piacimento. Scendendo nei dettagli, interessante è la colorazione a spruzzo dei personaggi principali del carro (ma perché non utilizzare questa tecnica anche per la pantera?), mentre molto ricercati e di studiata opulenza sono gli "interni" della gigantesca bocca e i costumi dei figuranti che si muovono sul carro. Da rivedere, invece, certe proporzioni delle figure (ad esempio le braccia del domatore), alcune rifiniture e l’eccessiva staticità della parte frontale.
Voto: 7
Porca mediocrità: si salvi chi può di Lebigre e Roger. La satira c’è. Ed è di quella che va giù dura, spietata, con un Salvini tamarro (malgrado la posa da Roi Soleil) circondato da maiali che gli grugniscono intorno. Ma il resto del carro latita. E non solo perché in parte da finire. I volti degli altri politici della destra nazionalista europea rappresentati negli specchi alle spalle di Salvini sono solo fotografie appiccicate senza alcuna lavorazione. I movimenti, invece, sono ancora da collaudare. Deliziosa è invece la versione bambolina di Marine Le Pen, una delle cose più riuscite. Insieme alla solita, coinvolgente coreografia. Siamo sicuri che il carro, come sempre accade con i coniugi Lebigre, crescerà corso dopo corso. Ma non sembra avere l’esplosione di alcuni dei loro carri del recente passato.
Voto: 6,5
Male nostrum di Simone Politi e Priscilla Borri. Il tema delle morti in mare - ferita fresca in una Europa dominata dagli egoismi - è argomento delicatissimo da trattare. La coppia Politi-Borri ci prova con una costruzione che punta tutto su un gigantesco pesce-drago-mostro che rappresenta un Mediterraneo trasformatosi da mare nostrum in male nostrum. La figura è certamente ben fatta e ben colorata, anche se - sviluppandosi soprattutto in orizzontale - perde un po’ quell’effetto gigantismo che la coda rialzata solo in parte riesce a conferire.
Voto: 6,5
Work in progress di Carlo Lombardi. La sicurezza sul lavoro è già di un tema poco carnevalesco (per altro già affrontato di recente da Massimo Breschi). Ma è soprattutto il carro in sé - misero e di dimensioni ridotte - a destare più di una perplessità. La belva che si fa largo fra tubi innocenti, cartellonistica anti-infortunistica e manichini colorati non convince. E il carro non può basarsi solo sui movimenti, unico aspetto di un qualche pregio della costruzione di Lombardi. Davvero troppo poco per una prima categoria degna di questo nome.
Voto: 5
La gabbia di Luigi e Uberto Bonetti. Nella sua prima uscita, complice un guasto ai generatori, il carro non si è praticamente mosso. Difficile di conseguenza poterlo giudicare in maniera complessiva. Tuttavia le potenzialità scenografiche sono palesi, così come è certo l’effetto cromatico dato dai colori caldi (rosso e arancio in primis) scelto per i personaggi. Effetto destinato a risaltare ancor più quando il carro sfilerà in notturna. Resta invece ancora debole e di difficile lettura il messaggio.
Voto: non giudicabile
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