Gioco
I familiari di Romanini «Senza giustizia da 5 anni»
Domani l’anniversario del delitto di Camaiore, a pochi giorni dalla sentenza «Porteremo un fiore sulla tomba di Stefano. Sperando che la verità arrivi presto»
CAMAIORE. Aspettano giustizia da cinque anni. Da quell’8 febbraio del 2011 in cui nove colpi di pistola cambiarono per sempre la loro vita. Stroncando quella di Stefano Romanini, 47 anni, marito e padre.
Da allora la vedova Giuliana, le figlie Serena e Stella e tutti i familiari che hanno voluto bene a Stefano non hanno mollato un centimetro. Hanno parlato e fatto pressione su inquirenti e giornalisti. Hanno rilasciato dichiarazioni, anche in tribunale, che riportassero l’attenzione su uno dei fatti di sangue più gravi avvenuti in Versilia negli ultimi anni. E la battaglia della famiglia Romanini continua ancora, perché domani - anniversario del delitto - torneranno a ricordare Stefano senza avere ancora in mano una verità giudiziaria. Sperando che sia l’ultima volta. Perché il processo per l’omicidio è in corso in Corte d’Assise a Lucca. E la sentenza è prevista a fine mese, o a inizio marzo.
«Porteremo un fiore sulla tomba di Stefano, così come celebreremo la messa - dicono - il nostro desiderio è che a breve arrivi una verità. Noi quello che pensiamo lo abbiamo già detto. Quello che vogliamo soltanto precisare - proseguono - è che la paura di Stefano, di cui si è parlato nell’ultima udienza del processo, era vera. Soprattutto nell’ultimo anno. Tanto che il Natale 2010 lo trascorse con moglie e figlie, senza altri parenti: sembrava che sapesse che non aveva molto da vivere. Il motivo della sua paura, e che lo portava ad avere una pistola regolarmente detenuta, era chiarissimo. E non è il caso di aggiungere altro».
Nell’ultima udienza alcuni testimoni hanno riferito proprio del terrore in cui viveva Stefano Romanini. Sulle motivazioni accusa e difesa, com’è ovvio, non danno la stessa versione. Secondo la Procura e i poliziotti della squadra mobile, che hanno indagato sul delitto, Stefano temeva il cugino Roberto Romanini, con cui aveva un conto aperto da 200.000 euro dopo l’uscita della futura vittima dalla società Rb escavazioni (in cui Stefano e Roberto erano soci). C’era inoltre la questione della polizza sulla vita intestata a Stefano, e di cui i beneficiari erano Roberto e l’altro socio nella Rb, Iacopo Baroni. Polizza da 600.000 euro che però non è mai stata incassata.
Secondo gli avvocati difensori di Roberto Romanini, che è l’unico imputato per il delitto, Stefano aveva problemi con numerosi creditori. Di conseguenza, il killer potrebbe essere stato pagato da chiunque. Killer che tra l’altro è ancora ignoto.
Nella prossima udienza del processo, prevista per il 16 febbraio, Roberto Romanini rilascerà dichiarazioni spontanee. Sarà dunque un’udienza importante, prima che si passi alle richieste di condanna da parte del pm Fabio Origlio - titolare dell’inchiesta - e alla sentenza della Corte. Nello stesso periodo Roberto dovrà tornare in tribunale, ma in Corte d'Assise d'Appello a Firenze, per il processo di secondo grado sul sequestro dell'ex socio in affari. Vicenda per cui l’imprenditore è stato condannato a sedici anni di carcere. Per questa vicenda è tutt’ora agli arresti domiciliari in un’abitazione di Lido di Camaiore.
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