Sicurezza
Oliviero Toscani ritrae il Braccio della morte
Il grande fotografo a Stazzema per l’inaugurazione della mostra che presenta immagini e storie di ventuno condannati alla pena capitale
STAZZEMA. Alcuni dei volti che Oliviero Toscani fotografò negli anni ’90 oggi non ci sono più. Sono caduti sotto la macchina spietata delle giustizia statunitense, che tutt'oggi prevede la pena di morte. In tutto sono 37 i paesi dove si applica ancora. Così l’amministrazione di Stazzema ha voluto rispolverare questa toccante esposizione – Noi, nel braccio della morte - che Toscani aveva donato alla Regione.
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«La Toscana è un luogo di grande evocazione artistica e culturale – ha spiegato il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona - ed è sempre stata prima anche sul tema dei diritti». Inoltre Stazzema è sede «al 2000 del Parco nazionale della pace di Sant’Anna – ha proseguito il sindaco - per la sua storia segnata da immani tragedie come quella del 12 agosto 1944. Questa grande mostra rende omaggio alle vittime e segna un impegno per una moratoria internazionale contro la pena di morte».
La mostra sarà inaugurata domani alle 11 al Palazzo della Cultura di Cardoso. Sarà presente anche l’autore, Oliviero Toscani. Sono 72 le grandi foto, che si affiancano alle interviste e alle storie dei 21 condannati a morte, per i quali le sentenze in alcuni casi sono state ormai eseguite. Nel 1999, in viaggio con l’associazione Nessuno Tocchi Caino, Toscani visitò i prigionieri del braccio della morte nei penitenziari del Texas, dell´Illinois e della Florida, al fine di raccontare la storia dei detenuti e le loro esperienze umane e legali per coinvolgere l’opinione pubblica. «Il Palazzo della Cultura con questa mostra diventa la Casa dei diritti, del diritto alla vita – ha commentato l’assessore alla cultura Serena Vincenti - lo Stato non può uccidere e deve contenere in se stesso l’antidoto anche alle violenze più grandi: per questo abbiamo bisogno di rivedere questi scatti, presi dal maestro Toscani, così non potremo più dire che non sapevamo».
Stazzema ha ringraziamo il consiglio regionale della Toscana, ed il Presidente Eugenio Giani, «per averci concesso la disponibilità di questi pannelli che ci aiutano a parlare di un tema di grande attualità». Va per l’appunto ricordato che il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, abolì la pena di morte nel 1786, e la Toscana fu così il primo Stato ad abolire la pena di morte.
«Il 23 ottobre 2014 Papa Francesco – ha ricordato Serena Vincenti - nel suo discorso alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale diceva che «impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall’aggressore ingiusto la vita di altre persone. Abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo, una riscoperta dell’umanità – conclude l’assessore alla cultura - anche di questi uomini che si sono macchiati di crimini a volte terribili».
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