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Meningite, in Versilia 60 medici non fanno il vaccino
I loro pazienti devono rivolgersi all’Azienda sanitaria locale e le attese aumentano
VIAREGGIO. Quasi sessanta medici di famiglia versiliesi, più di un terzo del totale, non hanno aderito alla campagna di prevenzione della Regione contro la meningite C. In parole più semplici, non fanno il vaccino ai loro pazienti. Che devono perciò rivolgersi all’Asl per sottoporsi alla prevenzione. Con effetti negativi sui tempi d’attesa. Soprattutto per chi ha tra i 15 e i 45 anni.
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Verso quota ventimila. Secondo gli ultimi dati in possesso all’Asl, le vaccinazioni contro la meningite C in Versilia stanno per toccare quota ventimila. Siamo al 50% circa del totale della popolazione interessata dalla campagna, cioè gli utenti dagli 11 ai 45 anni che hanno diritto ad essere vaccinati gratuitamente. A questi si aggiungono un centinaio di persone over 45 che si sono vaccinate, nonostante il ticket di 56 euro da pagare. «È una buona fetta - afferma il dottor Claudio Ciabattoni, che sta seguendo la campagna in Versilia - siamo in linea con gli obiettivi prefissati dalla Regione». Nonostante qualche intoppo.
I no di medici e pediatri. Il più importante è relativo alla mancata adesione (che era volontaria) di molti medici e pediatri di famiglia. Secondo quanto risulta all’Asl, tra i primi il fronte del no si è attestato sul 40%. Tra i secondi si tratta di sette pediatri su venti. Al contrario dei colleghi, non si sono fatti consegnare le dosi per fare direttamente il vaccino nei loro ambulatori. I loro pazienti, perciò, devono rivolgersi ai distretti sanitari sul territorio e agli ambulatori straordinari organizzati dal Dipartimento di prevenzione di Pietrasanta. Ma un problema non da poco è anche la fine del contratto a termine del medico che era di rinforzo per le vaccinazioni. Dal 31 dicembre l’Asl deve fare a meno delle 35 ore lavorative in più garantite da questo professionista. Il risultato? Per rimediare è stato precettato anche chi aveva altri compiti.
I tempi d’attesa per ceppi C e B. Qualche giorno o qualche settimana per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni, che vengono seguiti dai distretti. Un po’ di più per gli altri. Anche se l’Asl non riesce a quantificare quanto si deve aspettare per avere l’appuntamento. «Dipende dal momento - spiega il dottor Ciabattoni - e dalle notizie che arrivano di nuovi casi. Che ovviamente smuovono anche chi, a condizioni normali, non farebbe il vaccino. Rassicuriamo gli utenti: c’è tempo fino a giugno». Discorso diverso per il ceppo B: migliaia le richieste fatte, con il risultato che da qui ad aprile l’Asl può prendere le prenotazioni solo per i nati nel 2014 e 2015 (gratuite) e garantire i richiami per chi ha già fatto il vaccino. Dopo gli ultimi episodi di meningite, del resto, c’è stata una nuova ondata. E si sono diffuse voci su una possibile scarsezza delle dosi. «In realtà - spiega Ciabattoni - non registriamo problemi da questo punto di vista. C’è lentezza nella consegna da parte dell’azienda farmaceutica produttrice: bisogna considerare che nelle ultime settimane la Regione ha allargato a Livorno e Grosseto la campagna di vaccinazione gratuita 11-45. Questo complica un po’ le cose. Noi abbiamo ordinato lo stesso quantitativo sia a gennaio che a febbraio, e cioè 1.500: gli arrivi, bisogna dirlo, sono un po’ a singhiozzo. Ma siamo coperti».
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