Il dolore
I pm: il consulente Rfi non dice il vero
La Procura smonta le dichiarazioni del professor Cinieri sull’aggancio locomotore-carro. Il legale di Fs: basta indagini integrative
VIAREGGIO. Si alzano in piedi Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo, i pubblici ministeri del processo al disastro ferroviario di Viareggio. Ed è subito chiaro che, nonostante il tardo pomeriggio, sarà una chiusura di udienza ad alta tensione. «Produciamo una memoria del consulente tecnico della Procura, ingegnere Paolo Toni, a dimostrazione della totale infondatezza del consulente tecnico Enrico Cinieri». Consulente per Rete ferroviaria italiana (che tra gli imputati vede Michele Mario Elia, ex ad all’epoca dei fatti, poi succeduto a Mauro Moretti nello stesso incarico ma al Gruppo Fs) nell’udienza dell 11 novembre scorso «ha mostrato, durante la deposizione, documenti con parti tagliate».
Sono pesate una dopo l’altra le parole del sostituto Procuratore, Salvatore Giannino, che suscitano l’immediata reazione di Armando D’Apote, avvocato di Mauro Moretti e di Ferrovie: «Trovo scandalosa la pratica delle indagini integrative. Se la Procura ha dubbi, solleciti una perizia. Il Tribunale dovrebbe mettere un freno alla pratica dell'indagine parallela...».
Il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, assiste in silenzio alla richiesta del pm: «Faccio richiesta istruttoria che il Collegio (Boragine con i colleghi Nidia Genoves e Valeria Marino, ndr) senta a sommarie informazioni testimoniali Alessandro Virdò, il manovratore che agganciò a Novara il treno che deragliò a Viareggio».
Ed eccole, quelle «indagini integrative» - che tanta contrarietà hanno suscitato nell’avvocato D’Apote - quasi riassunte nella dichiarazione che Alessandro Virdò rende, il 4 dicembre scorso, all’ispettore superiore Angelo Laurino, comandante della squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polfer della Lombardia. Virdò racconta la manovra di aggancio tra locomotiva e primo carro. «È sicuro che utilizza il maniglione della locomotiva e non quello del carro?», chiede l’ispettore che per tre anni ha lavorato alle indagini sulla strage di Viareggio. «Sì, sono assolutamente sicuro. Prendo il maniglione del gancio di accoppiamento della locomotiva e lo metto nel gancio del primo carro e stringo il tenditore fino in fondo, mettendo la levetta del tenditore in posizione di riposo». Si utilizza - conclude il manovratore - «il gancio dei carro solo nel caso in cui è rotto quello della locomotiva».
Completamente opposto alla realtà degli eventi come descritta da Virdò lo scenario portato in aula dal professor Cinieri e contestato, punto su punto, nella memoria depositata dai pm a firma di Paolo Toni. «L’ipotesi contraria di aggancio sostenuta dal professor Cinieri - argomenta il consulente della Procura , ovvero maniglia del tenditore del carro collegata al gancio della locomotiva», pur combinata con la rotazione del carro non determinerebbe alcuna ipotesi di disimpegno del tenditore del carro dal gancio della locomotiva. E, quindi, cadrebbe ulteriormente l’ipotesi di sgancio iniziale, prima del passaggio sulla zampa di lepre. Ipotesi utile ai consulenti Fs per fare arrivare il carro necessariamente “isolato” sulla zampa di lepre».
Si capisce, dunque, l’importanza di un confronto in aula con chi ganci e tenditore li ha effettivamente avuti tra le mani, poche ore prima del deragliamento che si è portato via trentadue vite che si pensavano al sicuro nelle proprie case.
Il documento tagliato. Esiste un documento, a disposizione di chi opera sui binari, dal titolo “Istruzione per il servizio dei manovratori”, edizione 1994 e ristampa del 1998. Enrico Cinieri la cita, nella sua deposizione in aula, ma - è l’esito del lavoro di ricostruzione fatto dalla Procura - «non la deposita integralmente, ma si limita ad allegare alla sua presentazione una paginetta con due brevi ritagli dell’istruzione stessa, da lui strumentalmente usati per trarre deduzioni di comodo, oltretutto opposte a quelle deducibili dal testo integrale dell’istruzione». A memoria fresca di deposito, ora tocca alla difesa argomentare e non potrà non essere fatto a sostegno delle dichiarazioni rese da Cinieri di fronte ai giudici del dibattimento. Ma nel lavoro della Procura la parte che il consulente di Rfi non ha mostrato in aula è riportata e vi si legge: «I tenditori a vite inutilizzati dei rotabili non devono essere lasciati liberamente pendenti e devono essere riposti nelle staffe di riposo». Ma quando l’avvocato Stortoni chiede al suo consulente se sia «buona norma tenere al minimo perché non sbatta a terra un tenditore non usato», la risposta del professor Cinieri è (da verbale di udienza): «Sì, certo». La considerazione della Procura è inevitabile: «Esattamente il contrario di quanto l’istruzione indica».
Il plastico non corrisponde alla realtà della stazione di Viareggio quella notte, gli stralci di documenti non sono il testo completo, i consulenti descrivono pratiche e procedure che chi opera sui binari non riconosce. Quella ferita nella cisterna, così come quella nel cuore di tutti, non può essere nascosta sotto la sabbia...
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