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Il nonno partigiano incontra 1.500 studenti

Il nonno partigiano incontra 1.500 studenti

VIAREGGIO. «A Viareggio la memoria è viva». Lo rivendica con orgoglio, Fortunato Menichetti, da tutti conosciuto come il “nonno partigiano”. Mercoledì, nel gGiorno della memoria, ha incontrato al...

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VIAREGGIO. «A Viareggio la memoria è viva». Lo rivendica con orgoglio, Fortunato Menichetti, da tutti conosciuto come il “nonno partigiano”. Mercoledì, nel gGiorno della memoria, ha incontrato al teatro Politeama gli studenti delle scuole medie e superiori di Viareggio, più di 1.500, per ricordare i milioni di ebrei uccisi barbaramente dai nazisti nei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. Un’occasione di dialogo e confronto, per far capire alle nuove generazioni quanto sia fondamentale tenere viva l’attenzione su una tragedia che ha inevitabilmente cambiato il corso della storia. «Per un anziano come me - racconta Menichetti - sopravvissuto all’ultima maledetta guerra, prima da sfollato con tutta la famiglia a Sant’Anna di Stazzema e dopo come combattente partigiano arruolato nella X° Brigata Garibaldi, rivedere oggi dopo 70 anni cittadini ed in particolare i giovani delle nuove generazioni partecipare con entusiasmo alle manifestazioni della memoria e degli anniversari della fine della guerra della Resistenza, è motivo di doppia gioia, perché ciò sta accadendo in un momento delicatissimo, con la gran parte dei cittadini che lottano per sopravvivere a questa terribile crisi». Il “nonno partigiano” ha raccontato la sua storia toccante e commovente, riportando alla luce i momenti in cui era scampato ai micidiali attacchi dei nazisti accompagnati dalle Brigate nere. Politeama gremito al mattino per l’incontro con gli studenti al quale in serata ha fatto seguito quello con oltre 800 genitori, i quali hanno partecipato con attenzione e interesse verso una tematica dalla quale è impossibile rimanere distanti: «Per me è stata una soddisfazione immensa, malgrado i momenti di difficoltà economica e politica, confusa e accidentata che rischia di farci dimenticare anche i morti per la Patria. Nei nostri giovani è vivo e vegeto il ricordo dei loro nonni e bisnonni che morirono lungo il percorso delle guerre di Liberazione», aggiunge Menichetti. Si sente di ringraziarli, uno ad uno, perché non vuole assolutamente dare per scontato ciò che scontato non è. «Una bambina mi disse: “Signor Fortunato, lei è fortunato di nome e di fatto, perché oggi lei è ancora vivo a raccontarci quei brutti momenti, mentre i miei nonni nella primavera nel 1944 furono uccisi mentre stavano sfollando sulle montagne». Io abbassai la testa e piansi, mentre gli altri bambini mi accerchiarono. E questo è successo anche mercoledì». Fortunato garantisce che gli incontri con i bambini ed i ragazzi delle scuole continueranno ancora, «fino a quando il Signore con i miei 10 giovani partigiani della stessa formazioni che caddero sul campo di battaglia per cacciare gli invasori tedeschi dal nostro Paese, mi assisteranno».

Gabriele Noli

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