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il delitto di camaiore

Processo Romanini: parla l’imputato

CAMAIORE. Si torna in aula per il processo a carico di Roberto Romanini, l’imprenditore camaiorese di 65 anni accusato di aver pagato un killer per uccidere il cugino Stefano Romanini, 47. Oggi è un...

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CAMAIORE. Si torna in aula per il processo a carico di Roberto Romanini, l’imprenditore camaiorese di 65 anni accusato di aver pagato un killer per uccidere il cugino Stefano Romanini, 47.

Oggi è un giorno molto importante: verrà risentita ancora una volta Giuliana Pellegrini, la vedova di Stefano - ucciso sotto casa con nove colpi di pistola nel febbraio del 2011 - che già nelle scorse udienze ha rilasciato dichiarazioni choc. Tra queste, la rivelazione legata all’incendio avvenuto nel 1996 sulle colline di Camaiore, quando a bruciare la villa della vicedirettrice dell’Espresso Beria d’Argentine. Incendio che - secondo quanto affermato da Giuliana - fu appiccato da Stefano su mandato di Roberto.

Ma potrebbe anche essere il giorno dell’esame dell’imputato. Roberto Romanini, infatti, potrebbe fornire la sua versione dei fatti. Sempre che non si avvalga della facoltà di non rispondere.

Secondo la Procura è stato lui a pagare il killer, ancora senza nome, che ha sparato nove volte contro Stefano, uccidendolo. Tra i due cugini, che erano stati soci in affari, c'erano problemi di soldi: lo ha ammesso lo stesso imputato. Le pendenze rimaste tra i due dopo la fine della società che avevano in comune erano di alcune centinaia di migliaia di euro. Stefano e Roberto avevano lavorato fianco a fianco nella Rb escavazioni: durante quel periodo Stefano aveva stipulato una polizza vita con beneficiari proprio i soci: il cugino Roberto e Iacopo Baroni. Secondo la Procura, per questa serie di motivi il movente dell’assassinio non può che essere economico.

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