Il Tirreno

Versilia

Contro plastica e polistirolo ecco l’eco carro

di Claudio Vecoli
Contro plastica e polistirolo ecco l’eco carro

La coppia Politi-Borri lancia la crociata pro cartapesta «Vanno salvaguardati la tradizione e l’ambiente»

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VIAREGGIO. Una volta, tanti anni fa, si chiamavano maghi della cartapesta. Poi, nel frattempo, sono arrivati la vetroresina, il polistirolo e - da quest’anno - perfino la plastica. Fatto sta che il rapporto fra i carristi e quella che era la materia principe dei carri si è fatta ormai occasionale.

Così, a sottolineare una diversità che diventa orgoglio, la coppia formata da Simone Politi e Priscilla Borri domenica ha esposto all’ingresso del loro hangar, ben visibile ai visitatori che sono andati a sbirciare i carri, un cartello di cartone nel quale rivendicano di aver realizzato il carro - dal titolo Male nostrum - utilizzando solo le materie prime originali dellas tradizione carnevalesca. Ovvero carta di giornale, colla di farina, gesso, legno, ferro e tutti gli altri ingredienti del disciplinare non scrittto previsto per quella che dovrebber essere la cartapesta doc.

Un caso, quello sollevato dai coniugi Politi con la loro iniziativa, che alimenta il fuoco di una polemica mai sopita nel momdo del Carnevale sull’uso dei materiali alternativi alla cartapesta.

In primo luogo, nella battaglia portata avanti dai due costruttori, c’è l’aspetto della salvaguardia di una tecnica come quella della cartapesta che è nata e si è sviluppata a Viareggio (l’invenzione della carta a calco - era il Carnevale 1925 - porta la firma di Tono D’Arliano): «Con la liberalizzazione imboccata negli ultimi anni - spiega Simone Politi - si rischia di perdere una peculiarità che ha caratterizzato il Carnevale di Viareggio e ne ha fatto la più importante manifestazione del suo genere in Italia e una delle principali nel mondo. Adesso, però, l’uso di materiali come il polistirolo o la plastica è diventato quasi spudorato».

Del resto è stato proprio il nuovo bando di concorso approvato lo scorso anno dalla Fondazione a togliere qualsiasi vero vincolo all’uso di materiali alternativi, visto che nel nuovo regolamento l’uso della cartapesta è solo «auspicato», senza alcun obbligo per il costruttore. E, soprattutto, senza alcun rischio di sanzioni. Una vera e propria “depenalizzazione” che ha lasciato la massima libertà ai carristi. E così basta girare anche in questi giorni alla Cittadella per vedere come cumuli di polistirolo siano allegramente in bella vista dentro e fuori dagli hangar. Ma la polemica della coppia Politi-Borri non riguarda solo e soltanto il rispetto della tradizione. Ma anche il rispetto dell’ambiente. «L’uso di materiali diversi dalla cartapesta - aggiunge Priscilla Borri - fa sì che i carri, una volta smantellati, inquinino l’ambiente. La cartapesta, invece, certi problemi non li crea. Non solo. Per lavorare altri materiali utilizzati per realizzare le costruzioni non di cartapesta molto spesso si utilizzano prodotti che mettono a repentaglio anche la salute di chi li costruisce. Basti pensare a certe vernici utilizzate o alla polvere che crea la lavorazione del polistirolo. Non a caso sempre più spesso si nota che chi lavora all’interno degli hangar utilizza mascherine per proteggere le vie respiratorie. Per questo abbiamo voluto sottolineare come il nostro sia un eco carro, ovvero un carro ecologico compatibile con l’ambiente e la salute di coloro che lo hanno costruito».

C’è poi una filosofia di vita, dietro alla polemica sollevata da Simone Politi e Priscilla Borri. «Crediamo che, da genitori ancor prima che da carristi, sia giusto cercare di vivere in maniera armonica con la natura. Per questo abbiamo scelto di utilizzare solo materiali compatibili come la carta o la colla di farina. Lo dobbiamo ai nostri figli e a tutte le generazioni future...»

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