Il Tirreno

Versilia

I revisori: non vendibili i beni della Patrimonio

di Donatella Francesconi

Salvi impianti sportivi e case. Ma sul passaggio a Mover di servizi e personale è netto il no all’affidamento diretto perché la legge prevede l’evidenza pubblica

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VIAREGGIO. Prima la notizia buona e poi quella cattiva. Sono i nuovi verbali dei revisori dei conti - il presidente Daniele Limberti, con il colleghi Claudio Pucci e Salvatore Suriano - che prendono in considerazione, tra molte altre cose, due questioni che scottano sul tavolo dell’amministrazione Del Ghingaro. La prima è quella della vendibilità o meno dei beni della Viareggio Patrimonio. La seconda, sollevata dai consiglieri di opposizione Trinchese, Pacchini e Baldini, riguarda i servizi che il Comune intende far transitare - con le delibere di indirizzo approvata già da mesi - dalla Patrimonio alla Mover.

Beni pubblici. Vendere o non vendere i beni delle società partecipate in fallimento? In particolare quelli della Viareggio Patrimonio, dal Centro Congressi agli impianti sportivi (Piscina comunale, Palasport, Centro sportivo Marco Polo e Campo scuola Del Chiaro), al patrimonio immobiliare destinato all’emergenza abitativa. «Per quanto è conosciuto dal Collegio dei revisori - si legge nel verbale numero 67 del 16 dicembre 2015 - i beni immobili delle società partecipate non derivano da atti di cessione a titolo oneroso (dai quali il Comune avrebbe realizzato proventi), atti che avrebbero indotto a ritenete, in via presuntiva, una preesistente attitudine alla “commerciabilità” resa suscettibile dalla necessaria, in tal caso, propedeutica sussistenza della appartenenza al patrimonio disponibile, bensì dall’utilizzazione degli stessi tramite le società partecipate per scopi o funzioni di natura pubblica o per finalità di servizio pubblico». Ne consegue - scrivono i revisori - «che i detti beni, se non parte del demanio, rientrano tra gli immobili indisponibili». Ciò stabilito, «Il Collegio ammonisce sulla necessità di porre in essere ogni necessaria cautela e di adottare comportamenti ed atti anche propedeutici compatibili con la normativa rispetto all’ipotesi di realizzo di beni immobili». I tre revisori ricordano, infine, «che non è permessa la copertura di perdite delle società partecipate attraverso l’alienazione di immobili, allo scopo di tradurre le plusvalenze in strumento di copertura di perdite o di deficit patrimoniali».

Il caso Mover. Ha fatto discutere in occasione del voto in consiglio delle delibere di indirizzo della Giunta: è la nascita della super-Mover, con passaggio diretto di servizi e personale della Patrimonio. Passaggio per il quale il nuovo contratto ancora non è stato reso pubblico. I consiglieri Trinchese, Pacchini e Baldini avevano chiesto al Collegio dei revisori conformità della deliberazione numero 43 del 21 dicembre rispetto alle norme contabili e finanziarie. Mover - scrivono i revisori - «è una società di servizio pubblico priva dei requisiti che la annoverino tra le società strumentali dell’Ente pubblico, e tantomeno tra quelle “in house providing”». Quindi, «l’affidamento e/o il mantenimento di qualsiasi servizio deve essere preceduto da “una adeguata comparazione e verifica delle condizioni di efficacia, economicità e qualità, sulla stessa linea indicata da sempre dal Collegio, e dal ministero nel decreto 0241720», quello con le prescrizioni a Viareggio in dissesto.

Azioni o atti dell’amministrazione, dunque, «dovranno comunque conformarsi al rispetto delle norme di legge vigenti in materia di contratti pubblici, a nulla rilevando eventuali operazioni che possano eludere tali norme». A maggior ragione per il servizio di illuminazione che «è un servizio pubblico locale, il quale deve essere assegnato con procedure ad evidenza pubblica conforme al diritto comunitario e al Codice dei contratti pubblici».

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