Sicurezza
De Iorio: ho dimostrato solo la mia tesi
Il consulente dell’università di Napoli contesta anche le prove fatte nell’incidente probatorio
VIAREGGIO. «La geometria e la posizione del picchetto non sono nemmeno confrontabili con le caratteristiche geometriche del truciolo...Avrei potuto chiudere qui la mia consulenza. Ma che figura avrei fatto con Ferrovie con un rapporto di due righe?». Antonio De Iorio è professore ordinario di progettazione meccanica e costruzione di macchine all’università Federico II di Napoli. Nel 2010 fu l’autore di una prima relazione sul disastro ferroviario di Viareggio, con particolare riferimento all’oggetto che ha prodotto lo squarcio nella cisterna carica di Gpl. Gas che, uscito dal contenitore, si è incendiato seminando distruzione, feriti da ustioni gravi e gravissime, e trentadue morti. Ieri ha testimoniato in aula in qualità di consulente per Ferrovie, con una nuova relazione che ha potuto illustrare per lungo e largo, senza mai essere interrotto dall’avvocato dei difensori, Lucio Stile.
Difficile seguire le parole del professore. Ma al centro della sua deposizione c’è stato almeno un elemento certo che il professore ha più volte voluto ribadire, incalzato dalle domande del pm Salvatore Giannino: di prendere in considerazione «altri argomenti» diversi da quelli utilizzati per dimostrare la testi proposta «non mi sono proprio posto il problema...».
Quando il pm scende nei particolari ed il confronto tra le relazioni di oggi e del 2010 si fa più dettagliato, l’esito del controesame è il seguente: «Quanti metri ha percorso cisterna ancora agganciata?», chiede il pm; «ho detto pochi perché così ho intuito...ci sono colleghi che hanno fatto i calcoli...», risponde il consulente. Ed ancora: «È vero o no che ha parlato di parecchie decine di metri, trascinata dalla locomotiva? Dal ribaltamento alla zampa di lepre era agganciata o no? Oggi smentisce...». La risposta di De Iorio è «non era l'ipotesi del mio lavoro...avevo intuito...».
Insomma, il professore si dice assolutamente convinto della sua tesi: a squarciare la cisterna è stata la zampa di lepre (un pezzo dello scambio) e non uno di picchetti di regolazione curve (come da tesi dell’accusa). Al punto da ritenere di poter riassumere tutto il proprio lavoro in una foto e una misura: il confronto zampa di lepre-ricciolo di metallo prodotto dall’oggetto che ha tagliato.
Quando Salvatore Giannino mostra il simulacro in resina che, in occasione dell’incidente probatorio, viene perfettamente apposto nel taglio della cisterna, il consulente Fs risponde senza avere dubbi che la prova non vale perché si è in presenza della «cisterna già squarciata». «Ma anche per la zampa di lepre è stato fatta la stessa prova», ricorda Giannino. E alla presenza dello stesso De Iorio, come ha ricordato lo stesso consulente. Che, però, alla domanda del pm non ha risposto salvo liquidare quanto avvenuto nella gabbia che conserva la cisterna con un «non vado a fare cose che non hanno senso».
Come già accaduto in altre testiomianze di consulenti della difesa, la nuova relazione non è stata depositata. Ne arriverà forse una complessiva, alla fine di tutto, collegiale come le deposizioni non sono state per precisa scelta del Collegio? (d.f.)
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