Il Tirreno

Versilia

Allarme di Perotti: un 2016 da incubo

di Corrado Benzio
Allarme di Perotti: un 2016 da incubo

Il patron di Sanlorenzo preoccupato per l’andamento mondiale chiede ad Ucina e Nautica Italiana di rimettersi insieme

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VIAREGGIO. Ma cosa succede alla nautica italiana? Il re degli ottimisti, al secolo Massimo Perotti patron di Sanlorenzo (cantieri a Viareggio, Ameglia e ora anche a Spezia con l’acquisizione di San Marco), lancia un grido d’allarme. Per un 2016 che non poteva partire peggio di così.

Perotti, piemontese, si affida alla vecchia La Stampa di Torino, per lanciare il suo allarme. «Il mondo del Medio Oriente è in subbuglio. La Cina frena. Stessi problemi per la Russia, che non esce fuori dalla crisi». Ultimo problema sollevato da Perotti sono le oscillazioni (ma non sono più nemmeno quelle, il greggio scende e basta) del prezzo del petrolio.

Uno scenario da incubo per la nautica italiana (la prima nel mondo)? Per Perotti sì.

Ma il patron di Sanlorenzo, già socio di minoranza di Paolo Vitelli in Azimut-Benetti, lancia anche proposte. La più importante riguarda il clamoroso divorzio avvenuto all’interno del settore. Parliamo della separazione dei grandi cantieri da Ucina, l’associazione di Confidustria che raccoglie tutte le aziende del mare. I Perini, i Benetti, i Ferretti e i Baglietto – come è noto – hanno fondato Nautica Italia, associandola a Altagamma, l’associazione del top di gamma del Made in Italy (dalla Ferrari alla Illy).

«Io vedo i programmi delle due associazioni – spiega Perotti – e non trovo grandi differenze. Credo che sia il momento di pensare a tornare insieme». Un pensiero sorprendente, quello di Perotti, che da tempo teme per le sorti di Genova e della sua mostra.

Il manager ha ricordato che «Ucina dopo Genova si prepara ad organizzare una mostra il prossimo aprile a Venezia. Immagino che Nautica Italiana farà altrettanto. Mentre resto dell’idea che dovremmo tornare uniti per puntare tutto su Genova».

Nautica Italiana – abbiamo sentito alcuni esponenti di punta – non ha nessuna intenzione di tornare con Ucina. Sta preparando una sua manifestazione, ma sarà legata più al Made in Italy che alle barche tiut court.

Intanto ha stretto un patto con la fiera di Carrara e ha annunciato una massiccia presenza dei soci a Setec e Yare, le due manifestazioni che quest’anno sono state spostate a marzo.

L’accordo con la Marmomacchine potrebbe essere il prodromo – lo sanno un po’ tutti – della mostra che Nautica Italiana potrebbe immaginare di fare anche in zona.

Si è ipotizzato Capri o la Costa Smeralda, ma è spuntata fuori anche l’ipotesi di un asse Viareggio-Forte per unire il porto ed i suoi servizi con il glamour di una delle capitali vip dell’Italia vacanziera.

Insomma se sono rose fioriranno. Mentre la Darsena non è riesce a decifrare bene il grido di allarme di Perotti. I cantieri che fanno già buone performance negli Stati Uniti – purtroppo sono ben pochi – immaginano ad esempio che la riaperture delle frontiere cubane ai cittadini Yanquees potrebbe ridare fiato a tutto il comparto nautico caraibico, peraltro già fiorente. E comunque, dice un broker viareggino: dall’Isis alla LIbia, dalla crisi del petrolio alle sanzioni alal Russia quante cose non abbiamo ancora visto dai terribili giorni dell’11 settemebre: «Eppure siamo sempre qui».

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