Il Tirreno

Versilia

Condoni rifiutati: una cinquantina anche al Marco Polo

di Donatella Francesconi
Condoni rifiutati: una cinquantina anche al Marco Polo

Contestato il mancato rispetto della fascia cimiteriale In giacenza da circa dieci anni, i cittadini ricorrono al Tar

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VIAREGGIO. Cento condoni rigettati dagli uffici comunali che hanno così smaltito la mole delle richieste che per decenni hanno gravato sul Comune di Viareggio. Venticinquemila circa, questa la cifra nota da tempo, tra il 1985 (condono edilizio legge 47/1985) ed 1994 (legge 794/1994). Non poche in un città che viaggia intorno ai sessantamila abitanti, ma che si spiega facilmente con la “fame” di mattone che la città turistica ha avuto nella sua storia. Fino a che l’ultima crisi economica non l’ha “fiaccata”. Così che, oggi, cento condoni rifiutati rendono ancora più difficile, per i proprietari delle relative abitazioni, confrontarsi con quel po’ di mercato che c’è.

Sono rimaste senza risposta - sembra di capire - le richieste relative alle situazioni più complicate da sanare. La vicenda che riguarda le case della vecchia via di Montramito, che in tempi che quasi nessuno ricorda più si sono spinte verso la Gora di Stiava, fino sulla fascia di rispetto fissata in quattro metri, è la più difficile da risolvere. Nonostante che l’amministrazione Marcucci, nel 2007, avesse individuato e fissato, con apposita delibera, una strada praticabile.

A questa si aggiunge quella delle abitazioni del quartiere Marco Polo più vicine al cimitero. Qui i condoni sono stati negati per il mancato rispetto delle prescrizioni relative alle zone che ricadono nella cosiddetta fascia di rispetto cimiteriale. Il Testo unico delle leggi sanitarie Regio decreto numero 1265 del 27 luglio 1934 introdusse con l’articolo 338 una prescrizione, che oggi definiamo “vincolo”, ovvero il divieto di costruire nuovi edifici o di ampliare quelli preesistenti entro il raggio di duecento metri intorno ai cimiteri. Il Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001 all’articolo 31 comma 6) prevede addirittura che le amministrazioni pubbliche possa acquisire gratuitamente gli immobili in caso di inottemperanza alla demolizione per procedere in proprio a cancellare gli abusi. Successivamente (legge 166/2002, articolo 28) fu stabilito che alcuni interventi erano ammessi: ampliamento nella misura massima del 10% e cambio di destinazione d’uso. Tutto il resto è rimasto “appeso” alle domande di condono che oggi sono state respinte. dopo essere rimaste giacenti per almeno una decina d’anni.

Una nutrita rappresentanza dei cittadini interessati dal rifiuto e dal conseguente avvio di procedimento per abuso edilizio nei giorni scorsi si sono fatti sentire in Municipio. Per chiedere spiegazioni prima di decidere il da farsi. Come per il comitato di via di Montramito, anche al Marco Polo si stanno mettendo insieme tecnici e avvocati nella prospettiva di dover ricorrere al Tar per contrastare l’azione degli uffici comunali. Con la motivazione che la risposta della pubblica amministrazione è stata tardiva. Anche al base della giurisprudenza a disposizione, per cui più di un Tar si è espresso in tal senso nel dare ragione ai cittadini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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