Sicurezza
Tombe, il giudice dà torto a Stazzema
Sentenza contro gli aumenti dei canoni per i cimiteri comunali. Stop anche all’esumazione
STAZZEMA. Prima del 1975 valeva il diritto della “pietas per i defunti”. Tutelava il sentimento religioso, ed era considerato un diritto naturale permeato nella cultura italiana. Perciò si poteva stipulare un contratto perpetuo per un posto al camposanto. Cioè un contratto eterno, o quasi. Sul quale, come ha stabilito il giudice di pace di Lucca, Massimo Mereu, è illegittimo chiedere oggi un aggiornamento del canone di concessione.
Dunque, cadrebbe la tesi del Comune di Stazzema. Che finora continuava a chiedere i pagamenti del canone. Per la prima volta, in circa sette anni da quando si è aperto questo caso, un giudice, anche se onorario, si è espresso in merito. Scrivendo «che le concessioni cimiteriali perpetue rilasciate in data anteriore a quella in entrata in vigore del Dpr 803975 si configurino quali situazioni di diritti acquisiti e non siano soggette a revoca». Ovvero, un diritto acquisito è un diritto entrato nella sfera giuridica di un soggetto e diventato immutabile.
«Ad avviso di codesto organo giudiziale – ha proseguito il giudice nelle motivazioni della sentenza emessa il 14 gennaio 2016 - l’applicazione fatta dal Comune di Stazzema pare un improprio escamotage».
E il giudice si riferisce alla delibera con la quale la giunta di Michele Silicani, nel 2008, iniziò questo calvario per qualche contribuente.
Questi i numeri. «Il Comune ha incassato finora circa 800 mila euro; somme incassate illegittimamente – ha spiegato Gian Piero Lorenzoni del gruppo di minoranza Luce a Stazzema – ci sono quasi mille contratti coinvolti, e in molti non hanno avuto la possibilità di pagare il rinnovo, hanno rinunciato, e oggi stanno subendo l’estumulazione delle salme. Mentre ad altri cittadini in queste settimane sono arrivate le ingiunzioni di pagamento».
Ed è proprio una di queste persone, una residente di Ruosina, difesa dall’avvocato Luca Giusti, che si è opposta all’ingiunzione e ha avuto la ragione dal giudice in pochi mesi. Parallelamente però ci sono anche altri cittadini che sono in attesa di una sentenza. Paradossalmente, la loro causa contro il Comune era stata la prima di tutte a prendere il via, qualche mese dopo la delibera del 2008.
«Adesso chiederemo le dimissioni di tutta l’amministrazione – ha tuonato Gian Piero Lorenzoni – la sentenza ripaga le tesi che si sono sempre sostenute contro le interpretazioni sbagliate e illegittime del comune. Tant’è che il giudice disapplica la delibera di giunta sia la richiesta di pagamento». Non solo, Stazzema – sostiene ancora l’ex sindaco Lorenzoni – dovrà risarcire la residente delle spese legali.
«Questa attività del Comune è stata un tormento e un fardello – commenta Lorenzoni - sia di carattere economico, dove la gente è stata costretta a pagare somme dai 2 mila euro fino a 24 mila euro (caso limite), sia sull’aspetto umano per il luogo sacro che era nell’occhio del ciclone. L’amministrazione dovrebbe ammettere la propria colpa, dal’ex sindaco Silicani all’attuale Verona».
Il giudice di pace ha basato la propria sentenza i sul Regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Stazzema del ’52, e sul Regio Decreto 1880 del 1942, piena seconda guerra mondiale, cioè quello nazionale.
A questo punto, però non è escluso che il comune di Stazzema faccia ricorso in appello. «Perché Stazzema si è svegliata una mattina e ha deciso che le concessioni ante 1975 non sono perpetue, mentre negli altri 8 mila comuni d’Italia sì?», ha concluso Lorenzoni. Che naturalmente sta dalla parte del giudice di pace.
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