Il Tirreno

Versilia

Si è spento il dottor Lucchesi fece nascere migliaia di viareggini

di Corrado Benzio

Aveva 83 anni. Nel 1993 si battè perché l’Asl non chiudesse la maternità del Tabarracci, ma fu inutile Superata una terribile malattia si dedicò con passione agli sport estremi e alla letteratura

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VIAREGGIO. Epica la sua battaglia per salvare il reparto di maternità del Tabarracci. Era il 1993 quando le viareggine dovettero iniziare a partorire a Pietrasanta, il cui ospedale, ironia della sorte si chiamava come lui.

Renzo Lucchesi che ne aveva fatti nascere oltre 15mila, di piccoli viareggini, si battè come un leone, ma le decisioni dell’Asl Versilia erano ormai prese, in vista dell’Ospedale unico che aprì poi nel 2001. Ricordava il primario che «le maternità dovevano essere come le scuole elementari, una in ogni città». Ci fu una raccolta di firme e grandi movimenti di potere in città, ma la decisione di chiudere la maternità non fu revocata. Poco dopo decise di andare in pensione.

Il dottor Lucchesi, ginecologo ed ostetrico, protagonista di quella battaglia, se ne è andato ieri all’età di 83 anni nella sua casa di Lido. Era nato a Livorno, ma dal 1948 viveva in Versilia e tutta la sua carriera la fece al Tabarracci, l’ospedale dei viareggini di fronte alla pineta di ponente.

Fu uomo molto attivo nel campo medico ma anche in quello sociale. Fratello dichiarato, dal 1975 era iscritto al Grande Oriente d’Italia, dove era salito di molto nella gerarchia. Dal 1986 fece parte anche del Lions viareggino. Ma era fin dal 1951 che si era appassionato di montagna, iscrivendosi al Club alpino italiano. Era membro del Panathlon, e – come poteva essere altrimenti vista la sua cultura umanistica – anche della società per la promozione della cremazione.

Dopo oltre 30 anni passati nei corridoi dell’ospedale, a 60 anni subì un delicatissimo intervento chirurgico per un tumore. A salvargli la vita, lo ricordava lui stesso, fu un collega dello stesso Tabarracci, il professor Medi.

Da allora la sua vita, e lo dichiarava apertamente, era completamente cambiata. Renzo Lucchesi decise di sfidare tutti i limiti della natura. Superati i 60 anni, quando la gente pensa alle pantofole, iniziò a scalare le vette di mezzo mondo. Appassionatissimo di montagna, non si fermò certo alle nostre Alpi, ma andò sull’Himalaya, sulle Ande, in Africa.Faceva canoa e rafting, ma diventò famoso quando volle montare su un Mig supersonico. La Guerra Fredda era già finita ed il muro caduto, quando andò in Russia dove provò anche l’emozione di entrare in una capsula spaziale e provare cosa significhi l’assenza di gravità. Ne uscì spossato, come raccontò lui, ma felice.

«Il Club Lions Viareggio-Versilia vuole esprimere – si legge in un comunicato – il proprio, profondo, cordoglio per la scomparsa del socio Renzo Lucchesi. I suoi contributi alla vita del Club sono stati innumerevoli nel corso degli oltre suoi 25 anni di vita Lionistica. Basterebbe ricordare l'attenzione con cui si è sempre dedicato a portare risorse e contributi ai bambini e ragazzi portatori di handicap per i quali era indicata una particolarissima attività come la ippoterapia. Il Club tutto si stringe attorno alla moglie Maria Antonietta e alle figlie Silvia e Elena».

«Un collega carissimo – conclude Luca Lunardini Presidente di zona Lions – e che ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere tanti anni fa, quando medico di freschissima specializzazione, entrai per la prima volta dentro il nostro glorioso Tabarracci. Renzo era allora, parlo dell'inizio degli anni 90, un professionista già affermato, ma questo mai gli impediva di intrattenersi e condividere le proprie esperienze con i medici più giovani come il sottoscritto. Sempre ironico e sagace amava dirmi, strizzando l'occhio - ecco il mio datore di lavoro! - riferendosi alla mia specializzazione in urologia e andrologia».

Oggi a Lido la cerimonia laica di commiato.

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