Il Tirreno

Versilia

Cinquanta case a rischio demolizione a Viareggio

di Donatella Francesconi
Cinquanta case a rischio demolizione a Viareggio

Nel mirino le costruzioni sulla Gora di Stiava in via di Montramito

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VIAREGGIO. Prima, sotto le feste natalizie, sono fioccati i dinieghi dei condoni. Poi, subito dopo, gli avvisi di avvio procedimento per presunta violazione della normativa urbanistico-edilizia. Siamo in via di Montramito, quella vecchia ad un passo dalla ex Salov, una delle zone più caratteristiche della città. Gli abusi che il Comune contesta sono relativi a quelle parte di abitazioni che , sul retro, si estende fino su quella Gora di Stiava interessata dal Regio decreto 368/1904 “Regolamento sulle bonifiche delle paludi e dei terreni paludosi”. Con il quale è stata fissata la fascia di rispetto di inedificabilità assoluta nella misura minima di quattro metri.

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Da qui - nel 2007 - prende le mosse il Piano di recupero della zona, approvato dall’amministrazione Marcucci, assessore Fabrizio Manfredi, oggi presidente dell’Ente Parco. Nell’ottobre dell’ultimo anno di amministrazione, Comune e Provincia definiscono la soluzione: abbattere e rialzare di un piano, per recuperare i volumi persi.

Si tratta - spiegava l'assessore Fabrizio Manfredi - «di qualche decina di abitazioni, lato mare, venute su a una distanza da zero a quattro metri (per quelle da 4 a 10 è scattato il condono) dal ciglio del canale. Che non saranno demolite subito, ma per le quali i proprietari saranno chiamati a stipulare un "atto unilaterale d'obbligo”. In base al quale si impegnano a procedere in questo senso qualora la Provincia avesse un domani bisogno del ciglio lungo il canale». E «solo nell’eventualità di un’emergenza idraulica».

Da allora ad oggi non si è più mosso niente, fino ad oggi. Con una scelta che sarebbe maturata negli uffici competenti del Comune - così si racconta - nell’interregno tra amministrazione Betti e amministrazione Del Ghingaro, oggi in carica. «Ci sono case venute su in tempi di necessità su quattro metri di terra. Il rialzo è impossibile», raccontano i residenti della zona che si sono organizzati in comitato ed hanno già tenuto un’assemblea giovedì scorso valutando l’ipotesi di ricorrere al Tar. E ci sono case che senza la parte di edificio che si è allargata verso la Gora non esisterebbero più.

Adesso, con l’invio degli avvisi di avvio procedimento, nelle abitazioni di via di Montramito si presenteranno gli agenti della polizia municipale per le misurazioni delle effettive dimensioni delle porzioni di costruzione abusive e l’inevitabile conclusioni - così l’allarme lanciato dai proprietari - è che si vada alle ordinanze di demolizione. Ecco perché una parte di loro avrebbe valutato la scelta di un ricorso al Tar che garantirebbe un margine di tempo più ampio.

Resta da capire come si sia passati dalla decisione del 2007 - condoni per la fascia da 4 a 10 metri e strutture non condonabili (comprese nel tratto dei 4 metri), preservate dalla demolizione mediante un atto unilaterale d'obbligo che impegna i proprietari a demolire il manufatto solo nell'eventualità di un'emergenza idraulica - alla decisione di oggi che rimette tutto in discussione. È la domanda che si fa anche chi, da un giorno all’altro, rischia di trovarsi senza casa.

 

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