Il Tirreno

Versilia

Parcella pagata in più a un legale: tre condanne

di Pietro Barghigiani

De Lauretis, una dirigente e un funzionario risarciranno l’Asl di Pisa La Corte dei conti ha ritenuto anche in appello che ci sia stato danno erariale

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LIDO. Confermata anche in appello la condanna a risarcire l’Azienda sanitaria locale di Pisa della somma versata in più per il saldo di una notula a un legale. Maria Teresa De Lauretis, sessantadue anni di Livorno, all’epoca dei fatti direttrice generale dell’Asl 5 di Pisa (ora commissario della nuova azienda Asl Toscana nord ovest che ingloba le ex aziende sanitarie di Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e ovviamente quella di Viareggio), firmataria della delibera; Alessandro Armani, cinquant’anni, di Calci (provincia di Pisa), funzionario responsabile del procedimento; Maria Letizia Casani, cinquantuno anni, nata a Ortonovo (in provincia di La Spezia) e residente a Livorno, direttore amministrativo che aveva espresso parere favorevole, dovranno versare 33.881 euro in misura paritaria.

I giudici di secondo grado della magistratura contabile hanno dunque respinto il ricorso dei tre, assistiti dall’avvocato Chiara Bonaguidi, ribadendo l’esistenza del danno erariale e imponendo la liquidazione all’Azienda sanitaria di Pisa della somma ritenuta in eccesso.

L’importo è riferito alla differenza tra le spese legali liquidate all'avvocato Giuseppe Toscano di Pisa che aveva assistito i dipendenti dell’azienda sanitaria in primo e secondo grado davanti alla Corte dei conti e quanto disposto dai giudici.

Secondo la sentenza l’azienda sanitaria doveva versare al professionista solo gli importi fissati dalla magistratura nel verdetto e non la cifra complessiva delle fatture presentate e poi saldate.

Le parcelle vennero liquidate tra il 2006 e il 2010 all'avvocato Toscano per un importo di 46.853 euro. Il conto derivava dalle fatture del professionista che per il suo lavoro chiedeva il legittimo compenso.

Le spese legali del processo di primo grado sono da tempo cadute in prescrizione. I 33.000 e passa euro da rimborsare all’azienda sanitaria pisana sono, invece, i soldi corrisposti al difensore delle parti prosciolte a titolo di spese legali per l’assistenza svolta nel giudizio di appello. Che per i giudici della Corte dei conti non dovevano essere a carico dell’azienda sanitaria.

L’avvocato Bonaguidi ha sostenuto la tesi secondo la quale «non c’è chiarezza delle normative in materia di spese legali e che erano agli atti pareri di congruità sulla base di “notule”, con procedimento interno dell'ufficio e quindi la sussistenza di una congruità indiretta e la mancanza di colpa grave».

Spiegarono i giudici di primo grado nella loro sentenza, trovando ora accoglimento nella corte di Roma, che «di fronte alla presentazione all’amministrazione di una parcella difforme rispetto a quanto stabilito in sentenza, il dipendente non può ottenere l'integrale rimborso della stessa, restando a suo carico la parte di spese che, eventualmente, il suo difensore abbia a pretendere. L’amministrazione di appartenenza dell'assolto dovrà eseguire la sentenza e liquidare tali spese così come sono state liquidate dalla Corte dei Conti, senza poter entrare nel merito e senza rimborsare anche eventuali altre spese fatturate dal legale di parte».

Quella differenza, sottolineata dalla sentenza di primo grado e da quella d’appello, ora deve essere versata dai tre condannati accusati di non aver evitato un esborso considerato dannoso per il bilancio dell’Azienda sanitaria numero cinque di Pisa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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