Finanza
Burlamacco è fermo ai box
Il Carnevale comincia in tutta Italia, ma a Viareggio no. Giusto o sbagliato non tenere conto della tradizione?
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VIAREGGIO. Sabato 23 Venezia ha dato il via al suo Carnevale sull’acqua, lungo il rio di Cannaregio. E domenica 24 è previsto il bis. A Putigliano, dopo l’inaugurazione tra laboratori e spettacoli teatrali stamani alle 11 parte il primo corso mascherato. E le maschere sfileranno anche a Fano dove, come conferma il programma ufficiale della manifestazione marchigiana, è prevista anche la partecipazione dei nostri Burlamacco e Ondina. Si festeggia anche a Ivrea con la fagiolata e l’Alzata degli Abbà, sfilata tradizionale che apre ufficialmente la manifestazione. Insomma in Italia e nel mondo comincia il Carnevale, nella domenica che per il calendario cattolico è la settuagesima (la nona prima della Settimana Santa di Pasqua, anche se non è l’unica tradizione in base alla quale si calcola l’avvio della manifestazione). Ma a Viareggio no, in virtù di un calcolo che anzichè la tradizione privilegia gli aspetti economici, comunque assolutamente rilevanti, dell’evento che già da una ventina d’anni “sfora” per amor di... bilancio in Quaresima.
Un bene o un male per la città la cui identità culturale è profondamente legata al Carnevale? Abbiamo provato a parlarne con uno storico della manifestazione come Paolo Fornaciari. «Come sempre il problema è uno solo - dice - e cioè come sarà il tempo: se il tempo sarà buono e il pubblico numeroso con dei buoni incassi allora si dirà che le date di quest’anno sono state una scelta azzeccata. Se invece piove…».
«Parlando di tradizione, però, il tema merita una riflessione più alta - aggiunge - quanto vale la tradizione nelle dinamiche della festa? Possiamo permetterci di “violentarla” per altre esigenze? Ci sono feste per cui la tradizione è sacra. Pensiamo, cambiando contesto, al Palio di Siena: lì se ne fregano anche della diretta della Rai e il Palio si corre quando la mossa è valida. Da noi non è così e il Carnevale estivo dell’anno scorso ne è l’eclatante dimostrazione: il carri hanno sfilato in un periodo e in luogo assolutamente lontani da quelli tradizionali. Il corso in una piazza, tra due file di edifici senza lo sfondo del mare è poi, per certi versi, la negazione della storia del nostro Carnevale».
«Io credo che Viareggio debba davvero interrogarsi sul significato della propria storia - prosegue - Manca, secondo me e da tempo, un’analisi reale della situazione necessaria a fare un punto e non tornarci più sopra. Assistiamo invece a un cambio delle regole del gioco praticamente ogni anno e questo non è bello per una manifestazione che vuole essere tradizionale. Si fanno continui esperimenti su un evento che, visti i suoi 140 anni, non dovrebbe averne bisogno. È indubbiamente vero che quello dei bilanci resta un grave problema, non possiamo non considerarlo. Ma riflettiamo: abbiamo un Carnevale che ha 140 anni ma ogni anno lo organizziamo come se fosse il primo. E succedeva anche in passato quando i problemi finanziari non erano quelli di oggi».
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