Il Tirreno

Versilia

Rapinatori traditi da una telefonata

di Matteo Tuccini
Rapinatori traditi da una telefonata

Doppio colpo in banca da 350.000 euro: rintracciati e arrestati grazie a una chiamata a una donna

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VIAREGGIO. A tradirli è stata una telefonata fatta a una donna. Un’amica, o forse qualcosa di più. Fatto sta che l’errore commesso da uno dei rapinatori, mentre stavano arrivando in Versilia per fare uno dei loro colpi, è stato decisivo. Quella chiamata è stata rintracciata dai carabinieri, che sono riusciti a risalire alla banda. E ieri mattina all’alba sono scattati gli arresti per quattro uomini in Sicilia. Sono accusati di aver rapinato due banche della Versilia, per un bottino complessivo di quasi 350.000 euro.

Gli arrestati. A finire nella rete Andrea Barbaro Asero, 31 anni; Alfio Zarbo, 43; Antonino Bulla, 28; Daniele Antonio Mavilla, 28. Tutti sono originari della provincia di Catania. Asero e Zerbo erano agli arresti domiciliari, mentre Bulla era già in carcere a Caltanissetta per altri reati. A loro tre è stato notificato il provvedimento emesso dal gip del tribunale di Lucca Silvia Mugnaini, su richiesta del pm Aldo Ingangi. L’unico a piede libero, nei confronti del quale sono scattate la manette, è il “palo” Mavilla.

Le due rapine. La prima fu commessa il 4 ottobre 2013 ai danni della Cassa di risparmio di Carrara a Lido di Camaiore. Secondo le indagini eseguite dai militari, a questo colpo parteciparono solo Asero e Zerbo, che rinchiusero clienti e dipendenti in una stanza, portandosi via 200.000 euro a bordo di un’auto rubata. La seconda è quella compiuta alla filiale della Cassa di risparmio di Lucca nel quartiere Marco Polo a Viareggio, avvenuta il 14 febbraio 2014. Lì i banditi entrarono armati di taglierino e presero in ostaggio per alcune ore 25 persone tra dipendenti e clienti. Il colpo in questo caso fruttò 145.000 euro.

Le indagini. Secondo i militari si tratta di una banda di professionisti che avrebbe compiuto numerose rapine anche nell’Italia del nord. E che sarebbe composta da una decina di uomini, sulle cui tracce ci sono i carabinieri di mezzo Paese. Le modalità sono simili: i banditi entrano in azione nel pomeriggio a volto scoperto, quando le casse della banca sono piene. Utilizzano parrucche e occhiali per nascondere i connotati. Non sono quasi mai armati, tutt’al più usano un taglierino: ma alle loro vittime sembrano pericolosi e pronti a tutto. E il bottino dei due colpi fatti in Versilia conferma le loro capacità. Nel corso di queste rapine utilizzano schede di cellulari “usa e getta”, acquistate in una tabaccheria di Roma e intestate a cittadini del Bangladesh. Le Sim vengono buttate via per evitare rischi, dopo essere fuggiti a bordo di auto rubate. Ma come per tutti i crimini, l’errore è sempre dietro l’angolo. E la telefonata fatta a una donna da uno dei rapinatori ha permesso di individuare, tramite la cella telefonica agganciata in Versilia, una delle Sim card. Che poi è stata “recuperata” e collegata a uno dei membri della banda, in un’indagine in collaborazione tra i Comandi di Viareggio e Catania. I riscontri fotografici fatti dai carabinieri del Ris di Roma, sulla base delle immagini delle telecamere delle banche, hanno fatto il resto. I quattro arrestati sono ora nelle carceri di Catania e Caltanissetta: resta aperta la caccia ai complici.

@matteotuccini

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