Attenzione
Nessuno spiraglio per la Cerpelli
Niente di fatto all’incontro fra i sindacati e la direzione: «Noi chiudiamo per esigenze di bilancio»
QUERCETA. Il primo round tra i dipendenti della Cerpelli Pompe, e sindacati Fiom, con i dirigenti dell'azienda si è svolto ieri mattina. Secondo l’establishment di Finder Pompe (che da qualche anno ha inglobato Cerpelli) non ci sono alternative al licenziamento dei 30 operai. Ma mentre la riunione procede - via Skype - una notizia sconcertante serpeggia nella fabbrica di Querceta: pare che un gruppo dirigente ristretto della Finder abbia festeggiato con una cena la decisione di chiudere lo stabilimento. Insomma, con questo clima prende il via il tavolo di trattativa. Le speranze, a quanto pare, sono ridotte al minimo. Di fronte «abbiamo una dirigenza rigida, che non ha intenzione di venirci incontro» dicono i sindacati. Il tema nodale è stato il perché Cerpelli deve chiudere. E’ questo che sindacati gli operai hanno preteso di sapere. «L’amministratore delegato ha rappresentato che la chiusura dello stabilimento di Querceta – scrive in un comunicato stampa la rappresentanza sindacale interna della ex Cerpelli – è dettata dalla condizione generale del mercato petrolifero e della riduzione necessaria delle perdite future di Finder per raggiungere un risultato operativo positivo in termini di bilancio».
Praticamente, la società ha già fatto una stima del 2016, prevedendo minori entrate. E l’unico obiettivo è quello di raggiungere il pareggio di bilancio. Anche a fronte di sforbiciare tutti insieme i 30 posti di lavoro, in un’unica realtà cittadina. I capi della Finder (che è controllata dalla società statunitense Dover Corporation) non è la prima volta che agiscono in questo modo.
«Il gruppo Finder Pompe – spiega Alessandro Lenzoni, dipendente Cerpelli da 35 anni - ha la sede centrale a Merate (in Lombardia), lo stabilimento di Seravezza, e aveva un’altra Finder francese. Quest’ultima fabbrica era simile alla nostra, e con tantissimi anni di esperienza: dall’oggi al domani hanno detto a circa 30 persone che lo stabilimento chiudeva». Gli amministratori hanno giustificato la decisione dicendo che si «prevedeva per il 2015 un fatturato di 47 milioni, e per il 2016 di avere solo 13 milioni di portafoglio ordini», prevedendo solo 34 milioni di fatturato per il 2016. A fronte di ci ciò, i sindacati, che hanno sottolineato ai dirigenti “la mancanza di correttezza nel metodo utilizzato”, evidenziano che a rischiare sono anche gli operai di Merate. E che «siamo di fronte ad un gruppo dirigente che non ha programmi per il futuro», ha detto Lenzoni insieme al segretario a Fiom di Lucca Nicola Riva. Intanto durante l’incontro la direzione - incalzata - ha confessato che la decisione di chiudere l'ex Cerpelli era assunta da almeno 6 mesi. E oltre il danno è probabile che i dipendeti dovranno subire pure la beffa, perché – secondo la direzione – applicare gli ammortizzatori sociale sarebbe una scelta economicamente dannosa per la Dover Corporation. Quindi niente cassa integrazione, che peraltro è di fatto abolita per le aziende che non intendono restare aperta.
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