Sicurezza
Del Ghingaro: "Il riconteggio dei voti non mi fermerà"
Il sindaco di Viareggio rimarca i suoi tremila voti in più: «In discussione non c’è la mia legittimità»
VIAREGGIO. Il Del Ghingaro che non t’aspetti. Il giorno dopo la sentenza del Tar che ordina il riconteggio delle schede in nove delle sessantatré sezioni elettorali che il 14 giugno lo hanno decretato sindaco, ti immagini una reazione fuoco e fiamme, il tono di chi fa fatica a trattenere l’irritazione, la faccia di chi è deluso per un passaggio che comunque rende ancora più complicata una situazione politico e amministrativa di per sé già abbondantemente difficile. E invece no. Se dissimula, bisogna dire che lo sa fare davvero bene: perché da quello che dice e da come parla Del Ghingaro appare tranquillo come non mai.
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Dica la verità, si aspettava questa sentenza?
«Devo dire che era una decisione prevedibile».
Quindi non è sorpreso, non si sente preso in contropiede neanche un po'?
«Guardi, non ho mai commentato le sentenze e mai lo farò. Quella del Tar è una decisione a cui ci dobbiamo attenere e noi lo facciamo con grande tranquillità».
Se c’è qualche dubbio sul conteggio delle schede è giusto ricontare: non le pare?
«Fosse per me riconterei tutte le sezioni».
Perché?
«Per togliere qualsiasi genere di dubbio, ma partendo da un concetto chiaro: il sottoscritto ha ottenuto tremila voti più di Massimiliano Baldini e Luca Poletti. Sono tanti voti di differenza: diciamo che su questo non ci sono dubbi».
L’azione amministrativa può subire contraccolpi da questa spada di Damocle che penderà sulla sua testa fino a maggio?
«Assolutamente no, io come sempre vado avanti a fare il sindaco e a risolvere le piccole e le grandi questioni che sono sul tappeto a Viareggio. Questa decisione del Tar non scalfisce minimamente la mia determinazione e la mia passione nel cercare di ridare dignità a questa città».
Da qui a maggio i suoi oppositori avranno buon gioco nel definirla sindaco pro tempore. Come risponderà loro?
«Rispondo dicendo che hanno ragione, ogni sindaco è sempre pro tempore, per definizione, fino a fine mandato».
Pensa che nell’attesa del riconteggio i rapporti con l'opposizione diventeranno ancora più tesi e aspri?
«Più aspri di così credo sia difficile. Io dico solo una cosa: per risolvere i problemi di Viareggio è necessaria, almeno sulle grandi tematiche del dissesto, un’azione unitaria. Finora invece ho sempre trovato da parte di certa opposizione un’azione a volte addirittura fuori dalle righe e mai collaborativa. Da tempo me ne sono fatto una ragione».
Conferma che se il risultato elettorale fosse sovvertito dal riconteggio lei non parteciperebbe al ballottaggio?
«Non farò altri ballottaggi. Ne ho fatto uno e l’ho stravinto. E non credo che si debba disquisire, come qualcuno strumentalmente fa, sulla mia legittimità. Se c'è una legittimità in discussione è quella del secondo arrivato, non del primo. Lo scarto di voti tra il sottoscritto e gli altri è abissale».
Avete preso in considerazione, come Comune, l’ipotesi di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza di mercoledì?
«No».
Perché?
«Perché è il momento di dire basta. Se una città vuol farsi male... In questi mesi abbiamo svolto un lavoro enorme, predisponendo un disegno di risistemazione del Comune e delle partecipate. Un pezzo di strada è stato fatto. Continueremo a percorrerla, senza farci intimidire o farci distrarre dalle piccole grandi polemiche che circondando l’azione e l’operato del sindaco».
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