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Strage, il super consulente tedesco sbanda

Strage, il super consulente tedesco sbanda

I pm Amodeo e Giannino evidenziano le falle del sistema europeo delle manutenzioni ferroviarie

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VIAREGGIO. Nell’aula gelata oltre l’immaginabile al Polo fieristico di Lucca, mentre il pubblico ministero Salvatore Giannino procedeva con le domande all’avvocato Karl-Heinz Fehr - consulente legale della Vereinigung der Privatgüterwagen-Interessenten (Vpi), ovvero l'associazione dei detentori privati di carri merci ferroviari in Europa - è sceso un silenzio da fiato sospeso. Portato a testimoniare come consulente dall’avvocato Anna Francini (studio Padovani) che si è giocata l’intera partita con piglio e preparazione, l’avvocato Fehr non ha retto l’impatto con l’accusa. Ed il quadro del sistema europeo di manutenzione dei carri merci che corrono lungo i binari dei Paesi della Comunità si è fatto man mano più debole. Quando Giannino - domanda dopo domanda - è arrivato al punto fatidico e Fehr ha confermato che l’Officina Jungenthal nel 2008 (quando ha effettuato la manutenzione sull’assile che si è spezzato causando il deragliamento del treno carico di Gpl, il 29 giugno 2009) aveva sì un’autorizzazione ad effettuare esami magnetoscopici. Ma non sugli assili, bensì su dischi e ruote. «Nell’autorizzazione in possesso di Jungenthal - incalza il pm - è contemplato l’esame magnetoscopico sull’assile?». «No», risponde il consulente: «Perchè quell’esame all'assile è stato introdotto solo dopo nelle linee guida Vpi alla manutenzione». Un dopo che l’avvocato Fehr data «nel 2010».

È a questo punto che Salvatore Giannino mostra al testimone il manuale Vpi 2008: «A pagina 209 cosa c’è?», è la domanda. La risposta è una sola: l’esame magnetoscopico sull’assile. «Sì, leggo», risponde il consulente imbarazzato: «Ma bisognerebbe chiedere ad un tecnico...Io non so...». E finisce per somigliare a quei mariti che al primo guasto imbracciano il cacciavite pronti a tutto, per poi gettare la spugna alla ricerca di un tecnico, questione di vita o di morte.

La direttiva Eba. È vicenda centrale nel disastro ferroviario di Viareggio, con i suoi trentadue morti. Perché nel luglio 2007 l’Eba (l’Agenzia tedesca per la sicurezza ferroviaria) dirama una propria circolare per richiamare l'attenzione su quanto rilevato in ben sette incidenti lungo i binari d'Europa: «Nel quadro di attività di monitoraggio dei veicoli si continua a rilevare la presenza di sale montate i cui assili e raccordi compositi presentano ammaccature o crateri di corrosione. Questi ultimi occupano spesso ampie zone dello strato superficiale dell'assile che non di rado sono state ricoperte con vernice colorata». Eba fornisce prescrizioni ed avverte, profetica: «Una manutenzione insufficiente delle sale montate (assi più ruote) costituisce un pericolo per la sicurezza pubblica in quanto minaccia con sufficiente probabilità la sicurezza del traffico ferroviario e, di conseguenza, vite umane ed importanti beni materiali».

Cosa accade da quella direttiva in poi è ancora l’avvocato Fehr a spiegarlo davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino): «Si decise un ricorso per vie legali rappresentativo di tutto il settore». A quel punto - è la domanda dell’avvocato Francini - «Eba avrebbe potuto chiedere che il provvedimento restasse temporaneamente in vigore» nelle more del ricorso? «Avrebbe potuto ma non l’ha fatto», è la risposta del consulente. Al quale il pubblico ministero Giuseppe Amodeo: «Il costo della manutenzione dei carri sarebbe aumentato se fossero state attuate le prescrizioni imposte ad Eba?». «La risposta», così spiega Karl-Heinz Fehr, «richiede una valutazione tecnica. Nelle sessioni in cui si è discusso di questa ordinanza, sui costi siamo rimasti neutri».

Insomma, la difesa degli imputati tedeschi sembra voler portare anche Eba sul banco degli imputati. In un quadro più complessivo di regole europee per le manutenzioni e la sicurezza in ambito ferroviario che l’ispettore superiore della Polfer, Angelo Laurino, nelle indagini sul disastro ferroviario di Viareggio da descritto come «fai da te». Un concetto che Amodeo ha voluto riprendere quando ha domandato a Fehr se, in ambito Vpi, «tra le questioni diritto affrontate c'era anche quella di garantire separazione tra controllore, Vpi, e soggetto controllato, ovvero le società che fanno parte delle stesse Vpi. Non le pare un'anomalia?». «Nel 2012 è stato deciso che «i collaboratori di un'azienda non potevano partecipare agli audit della loro officina». Dopo trentadue morti...

Donatella Francesconi

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