Il Tirreno

Versilia

«Ho il mutuo. E adesso come lo pago?»

di Tiziano Baldi Galleni
«Ho il mutuo. E adesso come lo pago?»

La disperazione degli operai, giovani e meno, licenziati dalla mattina alla sera alla Cerpelli pompe di Querceta

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QUERCETA. «A casa ho due bambini e la moglie, ho un mutuo, e l’auto da pagare. Adesso resterà solo uno stipendio con cui andare avanti; è stata una vera legnata».

A parlare è un dipendente della Cerpelli Pompe di Querceta. Per lui – come per altri - è troppo grande lo shock, tanto che preferisce non veder pubblicato il suo nome sul giornale.

Lo intervistiamo mentre sta uscendo dalla fabbrica celeste, che si affaccia sulla ferrovia. Se ci capiti, e non sai che dal 1935 ci costruiscono pompe idrauliche, ti sembra di essere davanti ad un negozio di giocattoli. Ma lì dentro, 30 dipendenti, quasi tutti con famiglia da mantenere, stanno vivendo un dramma: rischiano di rimanere senza un lavoro.

Tra di loro c’è il giovane Nicola Luisi di Stazzema, Alessandro Lenzoni di Pozzi (che è anche uno dei rappresentati sindacali della Cerpelli), Samuele Moretti, Paolo Amico e Oreste Gasperetti. Sono appena le 17, e la loro giornata di lavoro è finita. Potrebbe essere una delle ultime. Stanno provando sulla loro pelle la paura di rimanere disoccupati. Di fronte alla decisione improvvisa di chiudere lo stabilimento di Querceta, presa lunedì scorso della Dover Corporation che controlla l’ormai ex Cerpelli, anche la forza del contratto a tempo indeterminato si sta sgretolando.

«Non ho famiglia e per fortuna neppure un mutuo, ma convivo e ho delle spese da affrontare» racconta Nicola Luisi. Lui è tra i più giovani, 26 anni, e nella Cerpelli è addetto ad un tornio a controllo numerico. «Qui dentro avevo già costruito un percorso passando da apprendista ad un contratto stabile: mi ritenevo molto fortunato, invece dovrò ricominciare da apprendista». Nicola ci racconta che, a fine 2015, i dirigenti dell’azienda erano stati a Querceta per complimentarsi con il loro, e di tenere duro anche il 2016. In realtà, sulla loro testa pendeva già un altro destino. Che gli amministratori delegati delle due società, a cui fanno capo la ex Cerpelli e la Finder Pompe di Merate, avevano già preso o avrebbero preso da lì a pochi giorni: licenziare in massa tutti i dipendenti. Senza tentare altre soluzioni per salvare tutte le famiglie. Come sganciare un bomba da migliaia di chilometri di distanza, senza essere coinvolti emotivamente con le storie di ognuno di loro.

«Si sono presentati lunedì mattina dicendo soltanto che si trattava di un incontro urgente – spiega Alessandro Lenzoni – e ci hanno detto che volevano chiudere l’azienda e avevano già avviato le procedure per i licenziamenti». Una doccia fredda. E nessuno tra i dipendenti ha ancora capito veramente la motivazione, dato che nel 2015 solo lo stabilimento di Querceta ha prodotto un fatturato di circa 8 milioni di euro. E nelle ultime settimane – ci raccontano gli operai – sono stati costretti a fare orari di straordinario. Alessandro Lenzoni lavora alla Cerpelli dal 1980, è il responsabile del controllo qualità, e ne conosce tutta la storia. Ha vissuto anche il miracolo del 1987, quando gli operai costituirono una cooperativa per non far smembrare la Cerpelli Pompe. «Stiamo pagando le colpe dei manager – prosegue Lenzoni. Abbiamo provato a dialogare con loro per aiutarli a risolvere un po’ di crisi che ha colpito anche noi, ma non hanno provato a modificare le strategie. Ad esempio tornare anche sui mercati che erano stati abbandonati. Oltre che per il settore petrolifero, possiamo produrre pompe per l’industria chimica, petrolchimica, nel settore navale. C’è la volontà di trovare una scusante per chiudere qualcosa che funzionava». Un altro ragazzo di 30 anni che rischia di perdere il posto è Samuele Moretti, di Seravezza. «Da otto anni sono impiegato e mi occupo di seguire il procedimento e la pianificazione del materiale di produzione», dice Samuele. Anche lui, con un contratto a tempo indeterminato, contava molto su questo posto, per poter portare avanti una serena convivenza e pagare il muto contratto. Paolo Amico, invece, è quello che ha a casa una delle situazioni più complicate, perché anche la a moglie è già in mobilità. Poi c’è Oreste Gasperi, 53 anni 15 dei quali in Cerpelli; abita ad un chilometro di distanza dalla fabbrica e si occupa di montaggio e tornio.

Il destino della Cerpelli Pompe dipenderà anche da loro, dalla forza e dall’energia che avranno di contrastare la decisione presa dalla società statunitense.

Avranno 45 giorni di tempo per trovare un accordo a loro vantaggio, insieme ai sindacati e alle istituzioni. E, nonostante lo shock subito, per adesso sembrano non aver nessuna intenzione di lasciarsi portare via il lavoro. E la speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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