Il Tirreno

Versilia

Spari a Lido, cadono le accuse più gravi

Matteo Tuccini
Le forze dell'ordine a caccia dei malviventi, nel riquadro l'arrestato Angelo Riviera
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Le forze dell'ordine a caccia dei malviventi, nel riquadro l'arrestato Angelo Riviera

Angelo Riviera è alla sbarra ma non per tentato omicidio. Ora si trova agli arresti domiciliari a Torino

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LIDO DI CAMAIORE. Inizia a Lucca il processo ad Angelo Riviera, 43 anni, il sinti arrestato l’estate scorsa dalla polizia dopo l’inseguimento a colpi di pistola sul lungomare di Lido. Ma l’accusa più grave nei suoi confronti, quella di tentato omicidio, è definitivamente caduta.

Riviera, infatti, è accusato di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, lesioni e concorso in detenzione d’arma. È stata la stessa Procura, nella richiesta di rinvio a giudizio, a “spuntare” l’accusa più pesante: quella di aver tentato di uccidere i poliziotti con spari o con lo speronamento della volante. Il che alimenta ulteriori dubbi sulla dinamica dell’accaduto. Che a distanza di quasi sei mesi - il fatto avvenne il 1º agosto - non è ancora stata chiarita. Anche perché la richiesta di incidente probatorio fatta dalla difesa di Riviera - sostenuta dall’avvocato Mauro Molinengo - è stata respinta dal giudice.

Il dubbio principale è se i banditi abbiano risposto ai colpi esplosi dagli agenti oppure no. I vertici della polizia, con una trasparenza che è stata riconosciuta da tutti, hanno ammesso da subito che gli unici spari di cui c’era certezza erano quelli degli agenti. In un momento successivo sono state fornite delle testimonianze di persone che avrebbero visto i banditi sparare. Ma queste testimonianze non hanno trovato riscontro.

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Ora Riviera - che è l’unico dei tre ad esser stato catturato dopo l’inseguimento a folle velocità tra le strade di Lido - è agli arresti domiciliari nei pressi di Torino, città di cui è originario. Nella prima udienza, che si terrà di fronte al giudice Giuseppe Pezzuti, il suo legale chiederà il rito abbreviato. Come parte civile al processo si sono costituiti i tre poliziotti protagonisti dell’inseguimento, assistiti dagli avvocati Giacomo Ciardelli, Eros Baldini e Riccardo Carloni.

La vicenda suscitò grande scalpore: oltre alla dinamica, con tanto di scooter e carrozzine sfiorate dalle auto che correvano all’impazzata, e speronamento finale in piazza Umberto di fronte alla spiaggia libera, ci fu grande tensione perché la folla tentò di linciare Riviera. Che fu arrestato e portato via da una volante in mezzo al caos. Altri due componenti della banda di ladri riuscirono a fuggire: nonostante il volto di uno di loro fosse stato ripreso dal cellulare, e dalla prima pagina del Tirreno la sua immagine sia rimbalzata ovunque, i due sono ancora uccel di di bosco.

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