Il lutto
Work in progress, per non morire di lavoro
di Simone Pierotti VIAREGGIO Da quando sono risaliti in prima categoria (e stavolta senza affiancarsi a un carrista anziano), i fratelli Stefano e Umberto Cinquini hanno indubbiamente divertito gli...
di Simone Pierotti
VIAREGGIO
Alle volte, per rilanciarsi dopo qualche delusione in un concorso a premi, non è necessario vincere ad ogni costo: è sufficiente anche un buon piazzamento non lontano dal podio. Chiedetelo al carrista Carlo Lombardi, reduce dal quinto posto di un anno fa: è stato come rialzare la testa e scrollarsi di dosso i risultati poco esaltanti del biennio precedente, durante il quale è finito dietro a tutti gli altri costruttori in gara. E questa iniezione di fiducia arriva proprio in un momento delicato, in cui i piazzamenti in classifica varranno doppio grazie al meccanismo biennale di promozioni e retrocessioni ed evitare le ultime posizioni non sarà più un semplice fatto di gloria personale.
Il soggetto. Dici: fai un carro sugli incidenti sul lavoro, tanto è un argomento che non passa mai di moda e, secondo le stime, l’Italia è il paese europeo dove si registra il più alto numero di infortuni e morti bianche. Lombardi prova ad affrontarlo con Work in progress, costruzione nella quale svetta un imponente ponteggio fatto di tubi e tralicci: sotto i cartelli triangolari che avvertono la presenza di potenziali rischi e vietano comportamenti nocivi si cela una testa di drago con le fauci spalancate, pronto ad assalire e fagocitare una schiera di manichini-metalmeccanici seduti su un’instabile architrave che ruoterà a trecentosessanta gradi. La grande gabbia, poi, oscillerà e dondolerà trasmettendo un senso di precarietà. A bordo del carro e a terra ci saranno oltre 200 figuranti vestiti da operai con tanto di casco giallo.
Parla il carrista. «Non c’è stato un episodio particolare che mi ha spinto a concepire questo carro», confessa Lombardi. «Da anni volevo portare al Carnevale il tema degli incidenti sui luoghi di lavoro ma in mancanza di idee valide avrei rischiato di banalizzarlo: per fortuna ho trovato la maniera di esprimermi attraverso questo soggetto».
Dando uno sguardo al bozzetto e, in particolare, ai manichini nasce spontaneo il pensiero alle figure geometriche di De Chirico: «Assolutamente sì. Ho voluto focalizzarmi sulla figura dell’operaio che, come un’opera dechirichiana, è un essere complesso, dall’aspetto neutrale ma uguale all’occhio di tutti. I manichini sintetizzano il concetto dell’uomo-automa contemporaneo e, allo stesso tempo, vogliono indurci a riflettere sull’importanza del diritto al lavoro che è anche diritto alla vita. E dunque questo carro nasce non tanto per puntare il dito contro qualcuno, bensì per invitare tutti noi a una maggior sensibilità, a una cultura delle imprese e dei lavoratori più consapevole e in grado di tutelare adeguatamente le risorse umane».
La carriera. Avvicinatosi per puro caso al mondo del Carnevale sul finire degli anni Ottanta, quando lavorava in uno studio di grafica pubblicitaria, Lombardi è stato considerato da subito un enfant prodige della cartapesta: merito dei risultati fatti registrare agli esordi, con il trionfo al debutto assoluto nelle mascherate di gruppo nel 1990 e la costante presenza tra i primi tre classificati in una categoria che annovera artisti promettenti e futuri carristi. E così, in breve tempo, sfrutta l’entrata in vigore di avanzamenti e retrocessioni nel 1993 per centrare un altro successo e salire così in seconda categoria: qui incontra subito il gradimento delle giurie centrando un secondo e un terzo posto alle spalle di Franco Malfatti, promosso tra i carri grandi. Con il biennio successivo i posti a disposizione per la prima categoria diventano due e Lombardi è deciso a mettersi in gioco, ma dopo il secondo posto del 1996 scivola in quarta posizione: l’approdo tra i grandi del Carnevale sarà solo rimandato. Anche se, per arrivarci, il carrista ha dovuto subire l’onta del ritorno tra le maschere isolate nel 1999: grazie al successivo ampliamento del numero di costruzioni di prima e seconda categoria in concorso riesce a tornare tra i carri piccoli, stavolta per rimanerci il meno possibile. Gli basta un paio di anni per conquistarsi quello che gli era sfuggito di mano pochi anni prima. Fino a ora, tuttavia, Lombardi non è mai riuscito a emulare gli exploit a cui aveva abituato nelle categorie minori spingendosi non più in là del quarto posto nel 2008.
(5 - continua)
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