Sicurezza
Omicidio Iacconi, mancano degli atti: rinviata l'udienza
Viareggio, il ragazzo già condannato tornerà in aula il 4 maggio: dovrà ricostruire ancora una volta la notte maledetta in via Coppino
VIAREGGIO. Dovrà tornare in tribunale il 4 maggio il diciottenne già condannato per l’omicidio di Manuele Iacconi, morto a 34 anni dopo un brutale pestaggio a colpi di casco avvenuto in Darsena il 31 ottobre 2014.
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Lunedì 18, infatti, avrebbe dovuto tenersi l'udienza per la ricostruzione dei fatti avvenuti quella maledetta notte in via Coppino. Ma per mancanza di alcuni atti, in particolare del verbale di un vecchio interrogatorio, l'udienza è stata rinviata.
Il 4 maggio a Lucca il ragazzo – di cui non scriviamo il nome perché minorenne all’epoca dei fatti - dovrà raccontare ancora una volta quanto avvenuto il 31 ottobre 2014. Lo farà di fronte ad altri due giovani di 20 e 19 anni, Federico Bianchi e Alessio Fialdini, indagati per l’omicidio (un quarto indagato è ancora in attesa di capire se verrà processato dal tribunale dei minori). Tecnicamente si tratta di un incidente probatorio, uno strumento giudiziario con cui si acquisiscono prove o testimonianze che rischiano di non arrivare al processo. Ma assomiglia a un confronto all’americana, con tanto di eventuale riconoscimento da parte del ragazzo interrogato di chi lo aiutò a pestare Manuele. Ammesso che qualcuno lo abbia fatto, ovviamente.
L'obiettivo della Procura, infatti, è mettere alle strette il giovane che si era autoaccusato come unico autore del delitto, e che al momento è il solo finito sotto processo e condannato a dodici anni di carcere (oggi si trova recluso in una comunità di Parma). Gli inquirenti, basandosi anche su alcune sue parole, sono convinti che non sia stato il solo a picchiare a colpi di casco Manuele. E proprio per accertare eventuali responsabilità degli altri indagati - in particolare di Fialdini, che sembra quello maggiormente nel mirino - il pm Sara Polino ha fatto una richiesta di incidente probatorio. A cui il gip del tribunale lucchese ha acconsentito.
Nessuna novità per ora dai test che la polizia scientifica ha fatto sui caschi e i vestiti dei giovani sotto accusa. I risultati di questi esami e le parole del ragazzo condannato sono ritenuti dalla Procura la possibile svolta per capire se anche Bianchi e Fialdini – il cui arresto è stato negato due volte dai giudici – dovranno finire a processo. Oppure se usciranno definitivamente da questa vicenda.
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