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Ecco i sette bagni che hanno sconfitto la Bolkestein

di Matteo Tuccini
Ecco i sette bagni che hanno sconfitto la Bolkestein

Così è stata aggirata la direttiva europea delle aste. Ottenendo una nuova concessione di vent’anni per gli stabilimenti balneari

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VIAREGGIO. Chiamarli i magnifici sette, o i sette che fecero l’impresa, è un po’ eccessivo. Ma il risultato resta: sette stabilimenti balneari hanno sconfitto la famigerata direttiva europea Bolkestein.

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E di impresa, almeno dal punto di vista economico, si tratta: i bagni versiliesi che hanno chiesto e ottenuto una nuova concessione di vent’anni per la gestione della spiaggia hanno messo parecchio sul piatto. Hanno assicurato da subito grandi investimenti e affrontato la tagliola delle cosiddette aste (termine improprio, in realtà si tratta di gare a evidenza pubblica). Ne sono usciti vincitori, perché i loro progetti erano i migliori: nessuno come loro garantiva uno sviluppo adeguato e una valorizzazione del bene, cioè la spiaggia. E così i titolari di questi stabilimenti possono guardare al futuro con serenità. Fino al 2035 su quel pezzo di costa ci saranno loro.

Chi sono. Si tratta di quattro stabilimenti balneari di Viareggio (Arizona, Il Sole, Imperia e Sorriso) e tre di Forte dei Marmi (Alex, Annetta e Sirena). Tutti hanno ottenuto una concessione ventennale assicurando investimenti di vario genere, le cui cifre restano riservate.

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Come funziona. La procedura da seguire è spiegata in una circolare del ministero dei Trasporti, la 6105 del 2010. Che chiarisce alcuni passaggi della legge 494 del 1993, e in generale delle norme che regolano le concessioni demaniali balneari. «Senza soffermarsi troppo sui dettagli tecnici - spiega l’ingegner Paolo Polvani, che ha gestito direttamente cinque delle sette pratiche portate avanti dagli stabilimenti sopracitati - il nodo di tutto è la presentazione all’Agenzia del Demanio di un piano economico-finanziario, con tanto di perizia sottoscritta in tribunale, che dimostri in maniera dettagliata il progetto del concessionario. Non c’è una soglia minima di investimento, che va commisurato a quanto fattura l’attività. Ma è chiaro - prosegue Polvani - che non possono essere presentate proposte per rinnovi di sdraio o ombrelloni, né sovrastimati piccoli interventi che in realtà sarebbero di poche migliaia di euro». Il concessionario, insomma, deve mettere sul piatto spese rilevanti, da fare nei prossimi cinque o sei anni, per realizzare o rinnovare strutture fisse. Il cui costo verrebbe ammortizzato negli anni successivi. «E se le strutture sono di facile rimozione - dice Polvani - si evita il rischio che vengano acquisite dallo Stato».

I rischi. Sono quelli di cui parlava anche l’ex senatore Massimo Baldini nella presentazione del partito dei balneari. La richiesta di una nuova concessione fa decadere l’attuale. E bisogna che l’amministrazione pubblica valuti se esista un progetto migliore. Come? Facendo una gara aperta ad altri concorrenti privati. Che possono battere il concessionario uscente e aggiudicarsi il tratto di spiaggia. In poche parole, questa procedura non è l’alternativa alla Bolkestein: è la Bolkestein. Per questo motivo resta lo scetticismo di parte della categoria. E lo stesso ingegner Polvani ammette: «Questa pratica non è alla portata di tutti i balneari». Anche perché a Camaiore e a Pietrasanta l’iter è leggermente diverso: non si affronta la gara, ma si ottiene una specie di nuova proroga rispetto a quella già esistente, e che scade nel 2020.

Cosa dicono le categorie. «Non possiamo, per ovvi motivi, sposare una tesi - afferma Pietro Guardi, presidente dei balneari di Viareggio - Sarebbe assurdo da parte nostra convincere i nostri associati a chiedere una nuova concessione, oppure dir loro di stare fermi: in entrambi in casi non rispetteremmo la loro autonomia imprenditoriale. E poi ci sono troppe incognite sul nostro settore, a partire dalla sentenza della Corte di giustizia europea prevista a primavera. Quello che possiamo fare è informare: l’abbiamo già fatto e lo faremo ancora. Poi ognuno deve fare le sue scelte».

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