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Concessioni cimiteriali, un nuovo salasso

Concessioni cimiteriali, un nuovo salasso

Proteste a Stazzema per un calcolo degli interessi sui canoni che sfiorerebbe il 40 per cento

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STAZZEMA. Il Comune aspetta 7 anni per inviare l’ingiunzione di pagamento dei rinnovi dei canoni cimiteriali, e adesso chiede un interesse che sfiora il 40%. Si tratta ancora della vicenda delle concessioni cimiteriali perpetue ante 1975, per le quali a Stazzema ne è nata una vera e propria diatriba tra amministrazione e cittadini. Tanto che c’è una causa pendente al tribunale di Lucca. Il contenzioso, nato inizialmente perché i rinnovi erano considerati troppo esosi, poi – secondo alcuni – illegittimi, ha però dato anche altri risvolti. Ad esempio, in questi giorni il Comune sta sfrattando le salme dei parenti che hanno rinunciato al rinnovo, con tanto di spese a carico dei cittadini (e non sono pochi spiccioli) per l'esumulazione. Ma ecco che oggi arriva un ulteriore tegola su chi ha i cari sepolti nei cimiteri stazzemesi (nella fattispecie nei loculi con contratti ante 1975): gli interessi quasi del 40%. Tra questi ci sono anche residenti in altri comuni della Versilia. Fate conto che, nel 2014, il comune aveva incassato circa 600 mila euro dai rinnovi. Ovviamente di coloro che avevano deciso di pagarli. Ma ci sono cittadini che non hanno possibilità economiche, trattandosi di cifre di circa mille euro, se si ha un loculo solo a carico. Prendiamo un caso che ci è stato segnalato, a Terrinca. Questo signore aveva ricevuto una notifica di pagamento di circa 900 euro, nel 2008. A dicembre 2015, il comune di Stazzema, gli chiede con ingiunzione una somma di 1300 euro. E chi non paga incorre in pignoramenti e fermi amministrativi. A porre l'attenzione sulla questione, ancora una volta, è stata la minoranza di Luce a Stazzema. Chiedono che le ingiunzioni di pagamento siano annullate, per un motivo ben preciso. «Gli uffici comunali non hanno la certezza che i cittadini abbiano ricevuto la prima lettera di notifica – dettagli Gian Piero Lorenzoni. Perché? Semplice: non è stata inviata né con raccomandata né con la formula di notifica (che sono obbligatorie), ma con una lettera semplice. Dunque noi chiediamo che l’amministrazione annulli questo atto e rinvii prima la notifica di pagamento e poi nel caso l’ingiunzione, con interessi minori”. Va infatti spiegato che c’è chi ha saldato subito nel 2008 il rinnovo del canone, chi vi ha rinunciato e oggi subisce lo sfratto delle salme, e chi invece non ha pagato e non ha rinunciato e oggi si deve sobbarcare gli interessi.

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