Il Tirreno

Versilia

L’artista che sapeva ritrarre l’anima di Viareggio

di ADOLFO LIPPI
L’artista che sapeva ritrarre l’anima di Viareggio

Catarsini esprime una pittura sospesa tra due culture: quella dell’incanto poetico e quella della modernità

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di ADOLFO LIPPI

Trenta quadri di Alfredo Catarsini, pittore viareggino del '900, vengono esposti alla Gamc in occasione di un Premio di pittura che si rinnova da anni ardentemente e con sapienza inventato e organizzato dalla nipote Elena Martinelli. Si svolge oggi e domani.

Catarsini, nato nel 1899 e morto nel 1993 a Viareggio, merita attenzione. Perché fu un artista ponte tra due culture: quella sulla riviera “edenica” che appassionò poeti quali Shelley e D’Annunzio e pittori come Pagni, Nomellini, Viani, Carrà, l’altra dall'esplodente turismo di massa, chiassoso e tecnologico, che fu introdotto dal futurista Marinetti, ripetuto da Uberto Bonetti, esportato da Danilo Di Prete, giunto a noi con gli astrattismi e altre divagazioni moderniste. Due culture, queste, che determinarono e determinano una città. Tant’è che Umberto Sereni in un bellissimo articolo di presentazione alla mostra “Incantesimi” che si tiene presso la Banca del Monte in piazza San Martino a Lucca, benissimo insiste sul significato dell'anima di Viareggio, un'anima che deriva (e lo capì assai bene Mario Tobino) dalla bellezza entusiasmante del paesaggio tra Bocca d’Arno e Bocca di Magra, paesaggio tanto svalutato dalle selvagge cementificazioni del dopoguerra.

Catarsini di questo paesaggio fu attento scrutatore. Capì e amò la stupefacente e leggendaria natura che ancora si manteneva intatta nella prima metà del secolo scorso (così come la cantarono poeti quali Luca Ghiselli e Giuliano Bimbi, e pittori quali Marcucci, Santini, Pardini) ma fu anche intimo di personaggi quali Leonida Repaci e Mosee Levy o Tayahat e Sironi, che nelle loro opere rammentavano l’avvento di tante novità meccaniche. E Catarsini le dipinse queste novità in una serie di disegni e quadri simbolisti dove la figura, perdute le poetiche luci ed ombre dei post-macchiaioli, diventava un manichino di filo di ferro, di segni industriali.

Catarsini visse già prima della guerra questo sdoppiamento. Fece in tempo a seguire Viani nelle vaste scenografiche passioni per darsene, navicelli e vageri, ma già frequentando la passeggiata, in una leggendaria mostra al Kursaal dove incontrò Tommaso Marinetti, lui, autodidatta curiosissimo, si lasciò prendere (con qualche scetticismo) dalle nuove vie dell'arte, il cubismo, l'astrattismo, il simbolismo meccanico.

Che queste nuove vie divenissero, poi, vincenti lo si capisce da un carteggio, che l’avvocato Franco Pocci mi mette a disposizione, dove in lettere di Giulia Viani, moglie di Lorenzo, scritte proprio ad Alfredo Catarsini (membro della commissione organizzatrice della Mostra estiva viareggina del Sindacato interprovinciale fascista delle Belle Arti 1939), si viene informati che in queste esposizioni (ospitate al teatro in Pineta) dove c'erano Guido Spadolini (babbo di Giovanni), Alfredo Meschi, Eugenio Di Prete, Galileo Chini, Primo Conti, il grande Lorenzo era stato pressoché dimenticato. Da qui lo sfogo della vedova Viani che raccomandand. osi a Catarsini riuscì a far ammettere due quadri del marito; che invece non apparvero alla mostra, dell'estate '42, del Premio Versilia-Garibaldi (presenti Oreste Paltrinieri, Ruggerio Sargentini, Danilo Di Prete, Renato Santini).

Ma gli scontri o incontri tra le due culture proseguirono anche negli anni '50. Catarsini che aveva vinto il premio nazionale Cremona fu protagonista nel dopoguerra di dibattiti molto passionali. Dalla guerra era emersa un’esplosiva generazione di intellettuali e personaggi pittoreschi. E Catarsini che pur aveva dipinto tante tradizioni, si mise in mezzo e stupì con originali ricerche nella pittura e nel disegno.

Vi è un vivace ritratto di questa Viareggio anni '50, descritto dal poeta Raffaello Bertoli. Fu una Viareggio vivacissima, tormentata, carica di figure, che ebbe nel Centro Versiliese delle Arti, palestra e arengo. Vi si esercitavano Catarsini (già insegnava allo Stagi di Pietrasanta), Cristoforo Mercati, detto Krimer, che era stato sodale di Viani, Fortunato Bellonzi, segretario della Quadriennale Romana, lo scrittore Riccardo Marchi, Renato Santini e Giovanni March, Carlo Carrà, Arturo Dazzi, il poeta Garibaldo Alessandrini, il poeta Elpidio Jenco, l'attrice e scrittrice Franca Taylor, il drammaturgo Rosso di San Secondo, il pittore-onorevole Fausto Maria Liberatore, lo scrittore Antonio Delfini, Mario Tobino, Cesare Garboli, Silvio Micheli, Mario Marcucci. Temi in discussione: cos'è la pittura? Cos'è l'arte? Qual è l'identità di Viareggio? Rispondevano agli interrogativi anche gli artisti più giovani, Sandro Luporini, Giuseppe Martinelii, Mario Francesconi, Eugenio Pieraccini, Walter Bertin (che traduceva Evtusenko dal russo per Feltrinelli) Alfredo e Norge Simonetti. Gli incontri avvenivano in luoghi topici : i ristoranti come Bombetta e Buonamico, caffè come Casablanca e Provinciali.Catarsini appartiene a pieno titolo a questo mondo (dove vi realizzò mostre importanti e vi vinse premi, partecipò anche alla Biennale di Venezia); e riproponendolo oggi ci consente di far luce proprio sulle due culture che fanno Viareggio città, culture (passato e futuro) che si compenetrano e dove assieme alla musica rock conviva e non venga sorpassata la languida melodia di Bohéme.

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