La manifestazione
La Procura smonta il plastico Fs
I binari hanno avvallamenti e picchi che non corrispondono alla realtà. Lo ammette il testimone Rfi
VIAREGGIO. «Ma quanto rappresentato corrisponde o no alla realtà della stazione di Viareggio?». «Non corrisponde». La domanda è del pubblico ministero Salvatore Giannino. La risposta è del consulente di Rete ferroviaria italiana, Stefano Bruni, professore del Politecnico di Milano. L’oggetto del controesame del pm è il plastico che campeggia in aula dal 9 dicembre, ricostruzione in scala del momento in cui la zampa di lepre (un pezzo dello scambio) attinge e squarcia la cisterna, secondo la tesi della difesa degli imputati, in particolare di quelli del Gruppo Ferrovie, ex manager compresi. Salvatore Giannino, dopo i rilievi effettuati in aula alla presenza di tutte le parti - come autorizzato dal Collegio giudicante presieduto da Gerardo Boragine (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) - si sofferma su quella parte del plastico che il pm Giuseppe Amodeo poco prima ha così descritto al testimone: «Nel plastico si nota ad occhio una sorta di gobba in prossimità della zampa di lepre... Un anomalo rialzo che il carro Archimede (quello che verifica l’infrastruttura, passato a Viareggio il 9 giugno 2’009, ndr) avrebbe rivelato. S'è reso conto di questa rappresentazione plastica è anomala?». Guardando il plastico (la foto che pubblichiamo in questa pagina) si nota molto bene quelle che, con una citazione musicale, potrebbero essere definite “le discese ardite e le risalite”. Che Stefano Bruni non nega: «L’osservazione è corretta. C'è avvallamento: l’ abbiamo notato ed è altamente improbabile che ci fosse pre incidente, perché il carro Archimede se ne sarebbe accorto. Ma è in una zona dell’armamento che non influenza come la cisterna poggia. Abbiamo ritenuto di procedere nonostante questo».
Quando il pm Giannino, però, porta in fondo il ragionamento - misurazioni alla mano - la risposta è inevitabile: non c’è corrispondenza, su questo punto, tra realtà e plastico. «Parlando di traversine l’incremento di quota avviene nella realtà in tre metri?», è ancora la domanda del pubblico ministero. «No, in circa sette metri», risponde il testimone. «Ma qui andiamo da zero a 120 millimetri in tre metri...Queste sopraelevazioni possono avvenire in tre metri?», insiste Giannino. «No: il progettista l'ha disegnato affinché fosse in questo modo», è la risposta che risuona nell’aula del Polo fieristico di Lucca. La domanda che chiude il controesame di Giannino non ottiene risposta molto diversa dal resto delle dichiarazioni del testimone: «Ha verificato - chiede il pm - la progressione con cui salgono le rotaie? Due per mille o più rapida?». Bruni è lapidario: «All'interno del modello non l'ho verificato».
Ma come stanno le cose rispetto al plastico l’aveva messo in chiaro, fin dall’inizio dell’udienza - la prima del 2016 - il pm Giuseppe Amodeo. L’esito del confronto tra il magistrato ed il consulente aveva inevitabilmente portato alla conclusione che tanta scienza non può che infrangersi sul dato di fatto che «è possibile avanzare la cisterna solo muovendola a mano...». Come nella pista dei bambini: dove, a mano, la macchinina fa il giro della morte.
E non è andata meglio quando Procura e consulente si sono confrontati sulla fisica e le sue formule. «Nei suoi calcoli - chiede il pm Giannino - ha considerato forse solo gli agenti in verticale? Esistono altre forze?» «Assolutamente sì», risponde il consulente aggiungendo: «Ma non le ho considerate».
Il controesame dei due pm è stato costellato dalle obiezioni degli avvocati difensori, ancora una volta “capitanati” da Gaetano Scalise, penalista romano, il quale ha contestato anche l’utilizzo delle semplici foto delle misurazioni del plastico, foto scattate alla presenza di tutte le parti che hanno voluto essere presenti.
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