Il Tirreno

Versilia

Il Comune chiede soldi Ma tanti hanno già pagato

di Luca Basile
Il Comune chiede soldi Ma tanti hanno già pagato

Accertamenti Cosap inviati, nel 70% dei casi, a cittadini che avevano già saldato I consigli dell’Aduc su come difendersi nel caso in cui l’errore sia dell’ente

2 MINUTI DI LETTURA





PIETRASANTA. Sono 1096 gli accertamenti relativi all'occupazione del suolo pubblico inviati, nelle scorse settimane, a commercianti, esercenti ed imprenditori. Una media di 200, 220 l'anno visto che il periodo preso in considerazione è quello compreso fra il 2010 e il 2014: il fatto sorprendente è che il 60%, se non addirittura il 70% di questi stessi accertamenti, dove si reclama il mancato pagamento della concessione, non è dovuto in quanto già regolarmente pagato.

E allora perché l'ufficio tributi del Comune sta inoltrando queste cartelle? Abbiamo provato a chiederlo, nella giornata di ieri, all'assessore al bilancio Cinzia Crivelli che, cortesemente, ci ha però detto che non può rispondere al nostro giornale.

Con ogni probabilità, ipotizziamo, c'è una falla nel sistema informatico che aveva visto il software sostituito proprio nel 2010. Sta di fatto che il Comune reclama indietro una somma oscillante fra i 100 e i 150 mila euro per mancato o parziale pagamento della Cosap: importo che però, in base alle prime verifiche, non è dovuto visto che i destinatari degli accertamenti, 7 volte su 10, si sono presentati agli uffici portando in dote le ricevute degli stessi i pagamenti.

«La questione è semplice - fa sapere Vincenzo Donvito referente dell'Aduc Toscana -: se l'utente ha la ricevuta di pagamento, che va conservata fino ad un tempo massimo di 5 anni, non c'è alcun problema. Se non ha questa ricevuta è inutile fare ricorso anche perchè non ha prova del pagamento effettuato. Se però il Comune, anche in presenza della ricevuta, fa problemi, è opportuno formalizzare un'istanza allo stesso ufficio tributi del Comune chiedendo che l'interessato sia sgravato della richiesta fatta. In questo caso, però, non sono previsti tempi definiti di risposta e la presentazione dell'istanza non blocca la tempistica in corso».

«Il nostro consiglio, in caso di controversia - prosegue il referente di aduc - è quello di inoltrare un ricorso entro 30 giorni dal ricevimento dell'accertamento, alla commissione provinciale tributaria. Dopo i 30 giorni, infatti, la pratica viene passata ad altri soggetti di competenza. Con ulteriori rincari in caso di mancato pagamento».

Ma perché i Comuni, in questo caso Pietrasanta, inviano accertamenti nella maggioranza dei casi non dovuti? «È una situazione - precisa Donvito - piuttosto generalizzata: i Comuni, parlo in generale, in taluni casi smarriscono i documenti in altri hanno problemi con il sistema informatico. Da qui la presunzione di colpevolezza dell'utente, quando emerge un possibile mancato pagamento, a cui chiedono di dimostrare di avere liquidato il dovuto. Richiesta che se è inviata tramite raccomandata va sempre presa in considerazione, se invece si tratta di un avviso bonario, il valore è pari a zero e in questo caso on c'è alcun bisogno di attivarsi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web