Le guardie volontarie chiedono il porto d’armi
PIETRASANTA. Un malumore diffuso che accomuna sempre più volontari, quello a margine dell’emergenza cinghiali. Il motivo? L’impossibilità di partecipare con le armi alle battute contro i cinghiali....
PIETRASANTA. Un malumore diffuso che accomuna sempre più volontari, quello a margine dell’emergenza cinghiali. Il motivo? L’impossibilità di partecipare con le armi alle battute contro i cinghiali. Da qui una lettera che gli stessi volontari dell’Enalcaccia Versilia sezione Gino Albani, impegnati nella vigilanza hanno scritto all’assessore regionale Marco Remaschi.
«In Toscana e in particolare nella provincia di Lucca, l’emergenza ungulati è nota. Il pericolo può nascere quando ci si imbatte in animali feriti o che cercano di proteggere i propri cuccioli: in questi frangenti, che oramai accadono sempre più spesso, sii assiste a vere e proprie cariche verso persone e cose che si trovano nelle vicinanze. Sempre in questi contesti bisogna tenere in considerazione le probabili rappresaglie - si legge ancora nella lettera - di bracconieri che sparano o installano lacci, trappole o in persone esasperate dai danni causati dai cinghiali che scaricano sul personale di vigilanza - quasi sempre volontario - la propria rabbia. Inoltre in periodo di caccia chiusa, sovente si viene a contatto con branchi di cinghiali intenti ad abbeverarsi con il probabile rischio di finire sotto una carica in quanto impauriti o disturbati dall'altrui presenza. Per queste situazioni fra le guardie ittico venatorie volontarie, il timore ed il malumore sono altissimi: spesso evitano di svolgere battute di vigilanza in zone dove sono stati segnalati branchi di ungulati o dove ancora si svolgono battute di abbattimento. Il motivo di questo comportamento? Il fatto è che, ad oggi, questi volontari, devono svolgere i servizi disarmati, in quanto l'oramai vecchio e sorpassato articolo 51 della legge di riferimento ne fa divieto. Per questo motivo, anche e soprattutto a tutela dell'integrità fisica del personale di vigilanza volontaria, si chiede - continua la lettera indirizzata all'assessore competente per la Regione del settore caccia e pesca - di prendere in seria considerazione la modifica dell'articolo 51 per non perdere la mano d'opera gratuita delle guardie volontarie. Molte di esse sono persone che svolgono questo servizio da più di trenta anni con competenza, cura e passione attuando la prevenzione e repressione dei reati ittico venatori. Per questo motivo, si chiede un attento esame ed un passaggio legislativo affinché gli operatori possano ottenere un porto d'armi per difesa personale e che lo stesso sia rilasciato a tassa ridotta».(l.b.)
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