Il Tirreno

Versilia

Imprenditore condannato per bancarotta

Il giudice infligge tre anni di carcere per il fallimento di una società di funghi di Camaiore

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CAMAIORE. Roberto Romanini, l’imprenditore camaiorese di 65 anni a processo per l’omicidio del cugino Stefano Romanini, è stato condannato a tre anni dal tribunale di Lucca per bancarotta.

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La vicenda riguarda l’epoca in cui Romanini commerciava in funghi, in particolare con l’Europa del nord. La società di cui era amministratore e legale rappresentante ha chiuso, e dopo il fallimento si è aperto un procedimento penale a suo carico. Che ieri si è concluso con una condanna per bancarotta, decisa dal giudice Riccardo Nerucci (a rappresentare l’accusa era il pm Aldo Ingangi).

Romanini è finito sotto accusa per il delitto di Stefano Romanini, avvenuto nel febbraio del 2011 in centro a Camaiore. Alla sbarra, come presunto mandante dell’omicidio, è proprio il cugino Roberto: secondo la Procura è stato lui a pagare il killer, ancora senza nome, che ha sparato nove volte contro Stefano, uccidendolo. Tra i due cugini, che erano stati soci in affari, c’erano problemi di soldi: lo ha ammesso lo stesso imputato. Le pendenze rimaste tra i due dopo la fine della società che avevano in comune erano di alcune centinaia di migliaia di euro. Stefano e Roberto avevano lavorato fianco a fianco nella Rb escavazioni: durante quel periodo Stefano aveva stipulato una polizza vita con beneficiari proprio i soci: il cugino Roberto e Iacopo Baroni. Secondo la Procura, per questa serie di motivi il movente dell’assassinio non può che essere economico.

Per un’altra vicenda, legata sempre al periodo in cui commerciava in funghi, Roberto Romanini è stato condannato a sedici anni: avrebbe sequestrato e seviziato l’ex socio in affari. Oggetto del contendere, un contratto da tre milioni di euro. Per questa vicenda è agli arresti domiciliari a Lido di Camaiore.

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