Il Tirreno

Versilia

Azienda in crisi, imprenditore denuncia Comune e Regione

di Matteo Tuccini
Pier Giorgio Casanova
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Pier Giorgio Casanova

Viareggio: l’Edilston va in liquidazione, il costruttore Casanova si rivolge alla Procura. «Sulla realizzazione di appartamenti al Varignano siamo stati raggirati»

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VIAREGGIO. «Abbiamo perso un milione e trecentomila euro per colpa degli enti pubblici, dopo aver completato le nuove case al Varignano. Una cifra che ha contribuito in maniera importante a mandare gambe all’aria la nostra azienda. Ora voglio che i responsabili paghino».

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Pier Giorgio Casanova, 84 anni, imprenditore edile tra i più rinomati non solo in Versilia, si definisce «un pensionato che ha già dato il suo». Eppure la voglia di combattere per la sua attività non l’ha persa. In realtà la Edilston, impresa di costruzioni con venticinque anni di storia e sede a Bozzano, è di proprietà dei tre figli. Anche se si rischia di dover usare l’imperfetto “era”. Perché la società, come informa lo stesso Casanova, è in liquidazione. Un’altra vittima della crisi nera dell’edilizia, certamente. Ma secondo il costruttore a determinarne il crollo «è stata anche e soprattutto una vicenda con molti punti oscuri: quella della realizzazione di una cinquantina tra case e negozi nel quartiere Varignano. Dove gli enti pubblici, parlo di Comune di Viareggio e Regione, si sono comportati in una maniera incredibile». A suggello di questa tesi, Casanova si è rivolto a un avvocato. E ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Lucca perché indaghi sulla vicenda.

Tutto nasce nel 2007, quando la Edilston si aggiudica l’appalto per la costruzione di un’area residenziale sulla via Aurelia al Varignano, recuperando anche vecchi edifici. Nell’intervento sono compresi undici appartamenti per la vendita a prezzo di convenzione e sette appartamenti da destinare ad affitti a canone agevolato. Per operazioni del genere, rivolte ai meno abbienti, la Regione dà un contributo: così è anche in questo caso. Il Comune e i privati interessati - la Edilston e altre due aziende costruttrici che cedono alla prima i terreni dove realizzare le case - firmano una convenzione per stabilire i termini dell’accordo.

Alla fine del 2010 vengono conclusi i lavori. E iniziano i problemi, secondo il racconto di Casanova. «Il Comune di Viareggio - spiega l’imprenditore - non volle riconoscerci la cifra di 2.500 euro al metro quadro per la cessione degli undici appartamenti in vendita. Che furono comprati a 2.243 euro o a 2.245 euro». Va detto, a scanso di equivoci, che nell’accordo firmato da Comune e privati la cifra di 2.500 euro al metro quadro era ritenuta l’ipotesi massima. Casanova ammette questa circostanza: spiega però che «nella stessa convenzione è stato supervalutato un capannone, a fronte della svalutazione degli appartamenti da noi realizzati. Un comportamento che riteniamo ingiusto».

Ma il contenzioso maggiore si apre sui sette appartamenti che vengono poi assegnati con affitti a canone agevolato. Sempre nel 2010, la Edilston invia un prospetto al Comune su quanto ha intenzione di far pagare d’affitto agli inquilini. Le cifre, spiega Casanova, andavano dai 500 ai 600 euro al mese. «Dal Comune non è mai arrivata risposta: secondo la prassi del silenzio-assenso, abbiamo fatto i contratti agli inquilini con quei canoni». Dopo tre anni, però, arriva al Comune di Viareggio e alla stessa azienda una lettera della Regione. «Contestavano i contratti fatti - dice l’imprenditore - sostenendo che gli affitti applicati non andavano bene e che dovevano essere ricalcolati. In mancanza di tali contratti, la Regione Toscana non erogava una parte di contributo». Nel novembre 2013 vengono stipulati i nuovi contratti per i sette alloggi: per la Edilston, afferma Casanova, significa passare «da un incasso mensile complessivo di oltre quattromila euro a uno di circa milletrecento. Nel frattempo la Regione eroga solo 158mila euro di contributo, cioè meno della metà di quanto stabilito originariamente. Dopo tutto ciò, la Edilston finisce in liquidazione. Ma io - conclude - non mi arrendo: voglio che mi restituiscano il dovuto».

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