Il Tirreno

Versilia

Il Comune licenzia il dirigente condannato per corruzione

L'area dell'ex Bussoladomani e il dirigente Castellacci
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L'area dell'ex Bussoladomani e il dirigente Castellacci

Camaiore: Claudio Castellacci, coinvolto nel processo sul recupero di Bussoladomani, messo a casa anche per aver violato il rapporto di esclusiva professionale con l’amministrazione

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CAMAIORE. Licenziamento, senza preavviso. Da oggi Claudio Castellacci, 63 anni originario dell’empolese, non è più un dirigente del Comune di Camaiore. Lo ha stabilito l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Del Dotto che ha emanato un provvedimento di licenziamento senza preavviso nei suoi confronti a conclusione del procedimento disciplinare che aveva preso il via nel 2010 contestualmente al coinvolgimento di Castellacci nella vicenda giudiziaria nata per la realizzazione di una serie di progetti e opere pubbliche a Lido di Camaiore tra le quali il recupero dell’area ex Bussoladomani e la costruzione del pontile (per la quale, nello specifico, non ci sono state condanne).

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In attesa dell’esito del processo il procedimento disciplinare era stato sospeso così come previsto dalle norme nazionali. Nel marzo dello scorso anno è arrivata però la sentenza di primo grado. Sentenza articolata in base alla quale crollano tutte le accuse sulle presunte tangenti pagate per la realizzazione del pontile di Lido di Camaiore. Tuttavia, pur smantellando (vuoi per la prescrizione, vuoi perché non è stato commesso il fatto) buona parte dell’impianto accusatorio, il giudice aveva ritenuto fondate le accuse di corruzione e turbativa d’asta per la vicenda ex Benelli-Bussoladomani. In proposito a Castellacci il tribunale aveva inflitto in primo grado la condanna a due anni per corruzione e turbativa d’asta. L’amministrazione comunale ha atteso le motivazioni della sentenza e nel luglio dello scorso anno riattivato il procedimento disciplinare.

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«L’ente - scrive il Comune in una breve nota - si è avvalso della possibilità del licenziamento anche se in presenza di una condanna non definitiva secondo quanto stabilito dal Contratto Collettivo dei Dirigenti. Inoltre si è contestato lo svolgimento di attività lavorativa per conto del Consorzio Stabile di Milano in mancanza delle necessarie autorizzazioni e in conflitto di interessi con la posizione dirigenziale del Castellacci, circostanza evidenziata dalla lettura delle motivazioni della sentenza». Insomma Castellacci avrebbe, stando a quanto emerso dal procedimento disciplinare, violato il vincolo di esclusiva professionale che lo legava al Comune. Un provvedimento pesante che, come facile immaginare, non è escluso possa essere impugnato dal dirigente (che nel frattempo era stato sospeso dall’incarico). Nel frattempo però in municipio già si vocifera di un prossimo concorso pubblico per l’assunzione di un nuovo dirigente competente nel settore delle politiche sociali e dei servizi al cittadino.

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