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Torna il sabbiodotto per superare l’emergenza escavo

Torna il sabbiodotto per superare l’emergenza escavo

VIAREGGIO. «La gestione del fenomeno diinsabbiamento della imboccatura portuale è un fattore fondamentale per lo sviluppo delporto, che - al momento - viene affrontato con interventi di manutenzione...

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VIAREGGIO. «La gestione del fenomeno diinsabbiamento della imboccatura portuale è un fattore fondamentale per lo sviluppo delporto, che - al momento - viene affrontato con interventi di manutenzione spesso di carattere emergenziale». È scritto nero su bianco nel testo dal titolo “Valutazione ambientalestrategica-Documento preliminare” che fa parte delle carte di avvio procedimento per la variante al Piano regolatore portuale, come da pubblicazione su sito della Port Authority il 28 dicembre. Insomma, altro che «corretto funzionamento della draga, comprovato dai rilievi batimetrici acquisiti agli atti», come scrive il giudice del Tribunale di Lucca nel dare lo stop alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca che avevano richiesto l’autorizzazione ad intercettazioni e perquisizioni anche per la lunga storia dell’escavo del porto viareggino.

Quando il Tirreno, nel 2010, ricostruì cinque anni di appalti per il dragaggio del porto (molti dei quali hanno visto coinvolto la locale “Sasit”) la cifra spesa dalla Regione superava i dieci milioni di euro. Di lì ad oggi molto altro denaro è stato speso. Con il risultato di non essere usciti dall’emergenza. Tanto che i piloti del porto di Carrara, quando hanno valutato di lavorare anche a Viareggio, si sono tirati indietro: «Non so come si fa a lavorare come a Viareggio. Dovrebbero aprire delle inchieste...» dichiarava al Tirreno, il 14 settembre scorso, Alessandro Marchetti, capopilota a Carrara.

Oggi gli atti propedeutici al nuovo Piano regolatore portuale ci dicono che la scelta per il futuro è quella di «realizzare un sabbiodotto che dovrebbe risolvere alla radice il problema». Eppure Viareggio ha avuto a lungo almeno un paio di sabbiodotti. L’ultimo dei quali smantellato dall’amministrazione Marcucci nel 2000, contro il parere della Capitaneria di porto.

Cosa è accaduto da lì in poi, in un turbinio di appalti per il sistema di draghe refluenti e aspiranti, lo racconta la storia delle barche che non entrano e non essere, ma anche il geometra Pietro Ricci, una vita all’ufficio demanio marittimo del Comune, e poi passato all’Autorità portuale: «Se si esaminano le gare di appalto - racconta Ricci al “Tirreno” il primo maggio 2015, per spiegare il sistema in voga per anni - si vede che all’interno mi facevano mettere sia le draghe autocaricanti che le refluenti. Ma queste io le utilizzavo pochissimo, a volte quasi niente. Mi dicevano “mettici la refluente, falla lavorare...per amor di Dio...”. Ma le refluenti per me erano da eliminare, non erano utili allo scopo. L’ho detto anche negli interrogatori: per me non era sufficiente a risolvere il problema...».

Oggi che si punta a superare un’emergenza dalla quale non si è fin qui usciti, pur spendendo tanto denaro quanta sabbia c’è in porto, ecco che la draga rimane: «La soluzione ad oggi definita - si legge nel documento pubblico dall’ Authority - è quella costituita da un impianto di by-pass dei sedimenti con sabbiodotto fisso, da un sistema di dragaggio mobile e da una trappola sedimentaria, al fine di poter ottimizzare il by-pass e consentire il fermo impianto durante la stagione balneare». (d.f.)

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