Il Tirreno

Versilia

Il Piazzone chiede aiuto: i negozi lasciano le logge

di Donatella Francesconi
Il Piazzone chiede aiuto: i negozi lasciano le logge

Viareggio: dieci vetrine chiuse, quasi tutte di attività che si sono trasferite altrove. E per decine di concessionari morosi ora arriva la scure dei sigilli

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VIAREGGIO. «Noi non vogliamo andare via...Noi restiamo qui “piantati!». Il Baretto è arrivato sotto le logge del mercato di piazza Cavour nel 1966. Oggi i titolari pagano 1.800 euro al mese, versate sempre regolarmente, in una zona che è sicuramente più viva e bella nelle foto degli anni Cinquanta appese all’interno. Giro al mercato, accompagnati da Piero Bertolani, presidente di Confcommercio e titolare di negozi per lo sport.

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All’amministrazione Del Ghingaro il compito di recuperare i canoni non versati, oggetto di un’inchiesta della Procura di Lucca che vede la richiesta di rinvio a giudizio ed un’udienza preliminare fissata per l’ex direttore dei mercati comunali. Quasi cinquanta le attività che potrebbero ricevere da un momento all’altro l’intimazione di chiusura. Certo, chi ha sempre pagato è furibondo. Ma se cinquanta attività tirano giù il “bandone” in piazza Cavour e dintorni, cuore commerciale della città, sarà il deserto. Più di oggi. Quando la conta delle vetrine chiuse, trasferite, abbandonate, dà dieci solo sotto le logge. «Vuoi parlare del mercato? Guardati intorno e scatta delle foto...». Chi è uomo di commercio da una vita parla il linguaggio che tutti possono capire: «Pagavo ottomila lire al mese negli anni Settanta - racconta Alfonso Pertici della storica ed inimitabile polleria - quando i polli costavano mille lire l’uno. Oggi pago mille euro ogni mese, quando otto polli sono quaranta euro...Siamo dentro il mercato, è vero...Ma anche fuori mercato!».

Abramo Franceschini ha la macelleria su via Battisti che porta il nome di famiglia. Lì hanno lavorato il nonno ed il padre Umberto, prematuramente scomparso. Lì dentro si è fatta politica, cultura, si sono allevati figli, passato il testimone tra le generazioni. «Ma ci si rende conto - sono le parole di Abramo al cronista - che il mercato di piazza Cavour è una delle opere architettoniche più importanti d’Italia e nessuno l’ha mai vista?». Circondata com’è da chioschi ormai stravecchi, con i tendoni che penzolano, molti dei quali sono chiusi senza essere riassegnati, per non parlare «delle concessioni che vengono subaffittate...privilegi che devono morire...». Ma bisogna fare in fretta: «Il mercato era veicolo di sviluppo per tutta la città. Ora, invece, vedi morire tutto intorno a te...Io sto pensando di valutare altre soluzioni». Il messaggio di Franceschini è netto: «Anche noi commercianti abbiamo delle responsabilità: non lo si può negare».

Le amministrazioni, una dopo l’altra - è innegabile - hanno fatto il peggio che potevano: «Quelle pescherie chiuse sono uno scandalo!», è la voce della famiglia Volpi, bancone che è un tripudio di pescato destinato alle tavole del cenone. Meglio la concorrenza che le vetrine chiuse, a celare magazzini. L’amministrazione Lunardini assegnò con bando i locali che necessitavano di messa a norma secondo le prescrizioni Asl. Il Comune non aveva le risorse per effettuare i lavori e respinse le richieste degli assegnatari di scalare le opere dall’affitto. Risultato: tutto chiuso. «Cosa serve al mercato oggi? Parcheggi. Parcheggi dedicati alla clientela, come in Passeggiata». Ma anche recupero architettonico, sorveglianza, iniziative che lo rendano vivo, una politica di restauro che restituisca la bellezza di un’opera unica e ridia fiato a chi ha il coraggio di resistere.

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