La protesta
Viareggio Porto, ok al concordato
I creditori hanno accettato ed il 7 gennaio sarà omologato. Poi l’azienda va a gara
VIAREGGIO. «Presenteremo un concordato in bianco», annunciava ad inizio febbraio Arabella Ventura, liquidatore della Viareggio porto nominata dal commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo. Sulla società interamente pubblica pendeva un’istanza di fallimento e quella fu la decisione presa. Ieri si è chiuso il primo capitolo della vicenda: i creditori non si sono opposti e per la quasi totalità o non hanno votato (e vale come assenso, anche del Comune che ha scelto questa strada) o hanno dato parere favorevole. Ieri era il termine per la scadenza dei venti giorni che la legge assegna dall’adunanza dei creditori e si va così dritti all’udienza del 7 gennaio, al Tribunale fallimentare, per l’omologa del concordato. Passaggio essenziale per poi poter dare il via alle procedure per arrivare a mettere a gara la società. Operazione, questa, che è tutta nelle mani del Tribunale, e che produrrà una vera e propria gara europea al miglior offerente partendo dalla valutazione delle società che si aggira intorno a poco più di tre milioni.
Secondo l’amministrazione Del Ghingaro (il Comune è socio unico ma anche creditore della Viareggio Porto ed evidentemente ha notizie dal Tribunale) «la vendita della società potrebbe arrivare presumibilmente già nel mese di marzo».
Ma, al di là delle date, ora è il momento del “vedere moneta”. Perché intorno ai destini della Viareggio Porto, per il momento, si sono accumulati mucchi di chiacchiere che devono adesso concretizzarsi in oro sonante. (d.f.)
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