Gioco
Coro di no all’idea di sostituire la pineta con un prato all’inglese
Italia Nostra contrarissima. Borrella (Soprintendenza): «Il paesaggio va tutelato come un monumento»
di ADOLFO LIPPI
Che può essere, nel futuro prossimo, il parco della Versiliana a Tonfano di Pietrasanta? Un gigantesco parco giochi? Un enorme bocciodromo? Un parco all’inglese? Un leggiadro lecceto? O rimanere com’è dall’Ottocento una pineta poetica con l’odore delle resine e il sapore dei pinoli squisiti. Intorno al futuro della Versiliana s’è acceso, forte, il dibattito. C’è, in prima linea, il Comune, c’è in batteria Italia Nostra, c’è la Sovrintendenza di Lucca, c’è, appassionato sostenitore della tradizione, l’ingegner Marco Davini che lancia puntuali allarmi affinché l’immagine del parco non venga sciaguratamente sconvolta.
Tutto è cominciato perché il 5 marzo 2015 una tempesta di vento, inaudita, schiantò a terra migliaia di alberi tra Lido di Camaiore e Forte dei Marmi. La Versiliana, nella sua parte che costeggia viale Apua, fu devastata e i pini, che stavan lì dall’Ottocento, caddero come birilli. Da allora l’amministrazione comunale di Pietrasanta s’è attivata per ridare un volto a quella parte di verde pubblico che non può restare, rasato com’è, una radura in abbandono. Ecco allora sorgere dei progetti.
Secondo alcuni la pineta non andrebbe ripristinata. Al suo posto andrebbe messa un’area giochi, tanta erba, magari un bocciodromo al servizio della terza età. Un progetto del genere, avallato sembra dal Comune, è stato però fermato dalla Sovrintendenza di Lucca. Glauco Borrella, colonna dell’Ente, ha detto: «Il paesaggio è un monumento, è un’opera d’arte. Come tale va tutelato. Alla Versiliana si devono ripiantare i pini com’erano». Di rinforzo arriva il parere dell’ingegner Antonio Dalle Mura, consigliere nazionale di Italia Nostra. E quindi l’iniziativa di Marco Davini anche lui contrarissimo ai prati all’inglese e ai giardini pensili. In più, aggiunge Borrella, bisogna rispettare il vincolo di “parco letterario” poiché la Versiliana ospitò, sotto l’ombra dei pini (e dei mirti oramai scomparsi), Gabriele D’Annunzio che, in onore di Alessandra di Rudinì, sua nuova amante dopo Eleonora Duse, vi avrebbe scritto (ma non è certo) la famosissima “Pioggia nel pineto”. Mentre è certissimo che vi avrebbe composto parti importanti dell’Alcyone. Dunque perché toccare un bene splendido dell’arte italiana? Chi scriverà poesie su una radura erbosa?
Purtroppo, poi, non è soltanto la Versiliana ad essere stata devastata. Vi sono anche Villa Bertelli a Forte dei Marmi e ampie zone del Parco Migliarino San Rossore dove l’espianto di migliaia di pini non è stato però causato dal vento bensì da mano umana. Con gran strepito del Fai guidato dall’avvocato John Gattai, che fece intervenire anche la televisione con una trasmissione della Milena Gabanelli.
La problematica, vastissima, sulla vita delle pinete in Versilia venne anni fa affrontata da un ampio studio (promosso dal senatore Giovanni Pieraccini) intitolato “La nascite delle pinete” (Maschietto editore). In questo studio, dove intervennero (a cura di Antonella Serafini) Pier Luigi Cervellati, Pietro Laureano, Manuel Ribes Pera, Alessandro Tofanelli, Glauco Borrella, apparve di tutto: dalla storia dell’arrivo del pino in riviera, all’appassionata difesa delle macchie tra Vecchiano, Viareggio e Forte dei Marmi.
Pino e pinete, ben valutò Cervellati, «da tre secoli fanno parte integrante della cultura del territorio». E non a caso Antonella Serafini citò le opere di artisti quali Mario Francesconi, Mario Marcucci, Galileo Chini, Lino Mannocci, Giuseppe Biagi, Eugenio Pardini, Moses Levy, Lorenzo Viani, Giorgio Michetti, Plinio Nomellini, Oreste Paltrinieri, Giorgio di Giorgio, Renato Santini, Alessandro Tofanelli ed altri. Servendosi dell’autorevole parere del professor Orazio Ciancio, fiorentino, docente notissimo di scienze forestali, Italia Nostra ha quindi intrapreso una battaglia con “artiglierie” sapienti. Non si tratta tanto di combattere contro le tempeste e le libecciate, quanto contro l’indifferenza culturale delle amministrazioni che, spesso, si lascian prendere da un non spiegabile disamore verso le piante (basti rammentare lo scempio dei cipressi a Monteggiori), a vantaggio del cemento o di altre fantasie paesaggistiche.
La Versiliana è un’altra delle frontiere ambientali dalla Versilia da mantenere intatte. Così com’è pregevole l’azione della contessa Giulini, presidente delle “Dimore storiche”, per mantenere gli spettacolari squarci di fiumetti dipinti da Carlo Carrà a Forte dei Marmi. Tutto questo però deve diventare popolare. Non dev’essere palestra di spiriti colti o raffinati. Dev’essere sentita come una vasta sollevazione democratica che si riprometta non solo e soltanto di salvare il volto storico della riviera, anche la qualità dell’aria (in un tempo massacrata dallo smog) e lo spettacolare scenario paesaggistico dal mare alle Apuane.
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