La protesta
Indennità contestate, il Comune non mette le mani nelle buste paga
L’amministrazione Del Ghingaro ribatte all’ispezione del Mef E difende l’operato dell’ex ragioniere capo Maurizio Nieri
VIAREGGIO. Quasi un milione e mezzo (1.360.640, 69 euro) di istituti contrattuali la cui erogazione, per il periodo 2009-2013, è stata oggetto dei rilievi dell'ispezione del ministero dell'economia (Mef) redatta da Luciano Cimbolini. L'amministrazione Del Ghingaro fa i conti di quanto i dipendenti del Comune di Viareggio avrebbero percepito in busta paga ed invece non avrebbero secondo il Mef. Nella delibera approvata il 15 dicembre le cifre vengono così suddivise: 233.493,72 euro in quanto «errore nella determinazione degli aumenti» (punto 11 delle contestazioni Mef); 519.159,40 «per servizi resi a terzi» (punto 12 delle contestazioni); 650.964,60 euro e 424.266,97 per il punto 10 dei rilievi. Quello relativo alla «illegittima erogazione delle risorse del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività del personale». La delibera non prende in considerazione il punto 15 della relazione ispettiva, là dove si contesta «l'attribuzione di alcuni compensi per progetti non ammessi a finanziamento e per attività di progettazione svolta a favore di soggetti terzi». Uno spaccato delle irregolarità in capo al Comune di Viareggio, quest'ultimo, che è stato oggetto anche del lavoro di indagine - interrotto dal gip del Tribunale di Lucca che ha negato intercettazioni ed ispezioni - da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lucca. Indagini giunte a conclusioni identiche a quelle dell'ispezione Mef che oggi è nelle mani della Procura di Lucca che ha delegato le indagini alla guardia di finanza di Lucca, al lavoro ormai da oltre un anno.
La Giunta del sindaco Del Ghingaro ha deciso di non toccare le buste paga dei dipendenti comunali per recuperare le cifre che il Mef considera illecitamente percepite a causa delle scelte delle amministrazioni che si sono susseguite nel periodo preso in esame (quella di Luca Lunardini e, poi, del commissario prefettizio Domenico Mannino). Una sentenza del Tribunale di Firenze, ai primi di settembre, ha dato ragione a Cgil Cil Uil e Cobas del Comune di Firenze che ha vissuto un'analoga ispezione del Mef con relativi rilievi. Dichiarando inammissibile l'azione di recupero nei confronti dei singoli percettori (messa in mora). Così Viareggio ha scelto di congelare le somme «in attesa di un definitivo pronunciamento in merito alla legittimità delle indicate erogazioni, anche in esito alle osservazioni inviate al Mef il 12 ottobre 2015» e di riassorbirle in parte nel bilancio.
Tranne che per quanto riguarda i rilievi del punto 10 in merito ai quali la Giunta Del Ghingaro prende le difese delle amministrazioni Lunardini e Mannino e dell'allora ragioniere capo Maurizio Nieri: «Considerato - si legge nella delibera - che per quanto riguarda il rilievo di cui ai punti 9 e 10, come evidenziati dalla relazione del Mef, si ritiene che l'amministrazione abbia operato in presenza di presupposti legittimanti, sia in merito alla costituzione del fondo, stante la presenza del regolare visto da parte del dirigente dei servizi finanziari attestante la copertura finanziaria relativamente ad ogni annualità dal 2009 al 2013, sia per le procedure per l'assegnazione e l'erogazione degli emolumenti relativi all'istituto di cui all'articolo 15 comma 2 e 5». Insomma, la firma del ragioniere capo basta e avanza.
Eppure, per le cifre prese in considerazione il rapporto con il bilancio del Comune ed il relativo ruolo del dirigente non è di poco conto. Tanto che il Mef scrive (contestazione al punto 9): «In base all'analisi di bilancio in precedenza effettuata, appare abbastanza evidente che l'amministrazione non presentasse, nel periodo preso in esame, le effettive condizioni finanziarie (capacità di spesa) tali da giustificare l'inserimento di risorse integrative nel fondo per il trattamento accessorio». L'ispettore ricorda, inoltre, che «anche l'articolo 26, comma 3, del Contratto nazionale di lavoro lega gli incrementi alla individuazione da parte degli Enti della «relativa copertura nell'ambito delle capacità di bilancio, con conseguente adeguamento delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato» sottolineando come «anche in questo caso, in analogia a quanto segnalato nell'analisi dei fondi del comparto, l'amministrazione non ha eseguito alcuna valutazione circa la compatibilità di questi incrementi delle risorse destinate al fondo per il trattamento accessorio del personale dirigenziale con l'effettiva situazione di bilancio dell'ente, che in precedenza si è rivelata oltremodo critica».
C’è da aggiungere, per quanto riguarda il capitolo “produttività” la netta contestazione del Mef: «Va evidenziato come appare evidente che nell'ambito del Comune verificato la produttività in senso stretto, vale a dire quell'incentivo previsto dai contratti collettivi nazionali e destinato a remunerare, con criteri meritocratici, il personale che ha più contribuito a uno svolgimento efficiente servizi, non viene di fatto erogata».
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