Attenzione
Bcc, banca solida e senza titoli tossici per i propri clienti
Intervista con il presidente Stamati ed il direttore Pellicioni «Mai emesse obbligazioni subordinate come Banca Etruria»
PIETRASANTA. Il sistema bancario italiano è nella bufera. Lo sappiamo e lo vediamo un po’ tutti. Ci sono stati casi celebri come il crac di Montepaschi, ma in questi giorni lo scandalo è stato provocato dal salvataggio di 4 banche ormai al crack senza che si pensasse ai risparmiatori che con le newco hanno perso tutto. Come Luigino, il pensionato Enel che si è suicidato dopo avere scoperto che le sue obbligazioni «subordinate» erano letteralmente carta straccia. 80mila euro, i risparmi di una vita in fumo.
Con questo clima, presidenza e dirigenza generale della banca di credito cooperativo di Versilia Lunigiana e Garfagnana (ma ultimamente la Bcc ha acquistato gli sportelli di Banca Apuana, piccola bcc massese in forte crisi) hanno deciso di uscire allo scoperto per rassicurare, se mai ce ne fosse stato bisogno, soci e correntisti. La prima domanda è per Ezio Stamati, presidente della Bcc che ha sede in via Mazzini a Pietrasanta.
Come sta il sistema bancario italiano?
«Nelle ultime settimane i principali organi di stampa stanno lanciando allarmi sul sistema bancario, alimentando timori in gran parte infondati. Dal primo gennaio 2016, ovvero fra poche ore, entreranno in vigore nuove regole sulla gestione dei costi relativi al salvataggio delle banche, che limitano la possibilità di interventi pubblici. Il sistema bancario italiano è solido, anche se non mancano casi isolati di banche in difficoltà, soprattutto dove non è stato rispettato l'elemento principe della sana e prudente gestione. Per questo voglio chiarire che la nostra banca è veramente solida. I nostri soci e clienti hanno a disposizione indicatori chiari ed evidenti a garanzia della solidità ed il 2015 si è chiuso in ulteriore crescita. Siamo una banca sana e questo ci consente di contribuire allo sviluppo e al sostegno del territorio in cui operiamo, dalla parte delle imprese e al fianco delle famiglie».
Ma ci sono legami tra la riforma del credito cooperativo e le ultime risoluzioni del Governo come il Decreto salva banca?
«Non c'è alcun nesso tra il varo della riforma e il cosiddetto decreto Salva banche. Le Bcc italiane si confermano un sistema solido e ben patrimonializzato, con un coefficiente patrimoniale medio pari a circa il 16,2%. In Italia ci sono circa 370 banche di credito cooperativo e tra queste le situazioni di difficoltà si contano sulle dita di una mano. La riforma o autoriforma renderà più sicuro tutto il sistema e permetterà interventi tempestivi sulle situazioni di crisi. Saranno concessi limiti di autonomia crescente alle banche meglio gestite e noi, posso anticipare con certezza, saremo tra queste».
Come è stato possibile arrivare a tanta qualità?
«In 60 anni abbiamo costruito solidità, fiducia, capitale sociale e sviluppato concretamente l'economia reale. Non abbiamo puntato a “fare finanza” ma creato occupazione e reddito».
Dopo il presidente Stamati, la parola al direttore generale dell’istituto di credito, dottor Paolo Pelliccioni.
Direttore Pelliccioni, i clienti della vostra banca possono dormire sonni tranquilli?
«Per fare chiarezza sulla solidità della nostra banca bastano due indicatori. Il nostro Cet1 ratio è pari al 18,1%. Questo indicatore rapporta il patrimonio della banca alle attività bancarie ponderate per il rischio ed è ben superiore alla media del sistema delle banche di credito cooperativo (16,2%) e addirittura 6 punti superiore alla media del sistema bancario italiano (media 12,1%)».
Si parla di un patrimonio ricco, il vostro...
«Il nostro patrimonio è pari a circa 115 milioni di euro. La nostra storia è fatta da oltre 60 bilanci di esercizio chiusi positivamente ed anche l'ultimo si chiuderà in utile. La nostra banca – la notizia che dà Pelliccioni è molto importante, ndr – non ha mai emesso e mai emetterà obbligazioni subordinate, ovvero quella forma di raccolta del risparmio che sta suscitando tanto scandalo in questi giorni dopo il salvataggio di Banca Etruria e di altri tre istituti di credito. Noi non emettiamo obbligazioni subordinate, questo perché non solo per noi non è eticamente plausibile ma perché la nostra banca non ne ha mai avuto bisogno, in quanto detiene da sempre riserve di utili ampiamente superiori al minimo richiesto».
Ma dal primo gennaio si parla di soci e correntisti che potrebbero essere chiamati a partecipare al salvataggio della propria banca se in crisi, il cosiddetto bail-in.
«Clienti e soci possono stare tranquilli anche su questo fronte. In caso di qualsiasi problema, ogni cliente che possiede nostre obbligazioni può contare sul fondo di garanzia del credito cooperativo che arriva a coprire fino a 103.000 euro per singolo obbligazionista e questa garanzia è aggiuntiva a quella di 100.000 euro riconosciuta per legge ai depositanti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
