Il Tirreno

Versilia

i rapporti con il partito democratico

«Dati? Dovrebbe dimettersi»

«Dati? Dovrebbe dimettersi»

La proposta: un nuovo commissario e un programma condiviso

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VIAREGGIO. Un sindaco del Pd senza tessera di partito che deve fare i conti con un opposizione targata Pd ma che, nonostante ciò, ha «ottimi rapporti - racconta lui stesso - con il partito a livello regionale e nazionale. Non ne ho con il Pd di Viareggio».

I primi mesi del mandato di Giorgio Del Ghingaro non sono bastati a indicare una strada per uscire da quella che si può definire una anomalia dell’amministrazione di centrosinistra. Fatta eccezione per timidi segnali di disponibilità al dialogo il partito a livello locale non ha fatto sconti - dentro e fuori l’aula del consiglio comunale - al primo cittadino che pure dentro il Pd è cresciuto. L’impressione, però, è che la distanza sia solo questione di facciata e di tempo. Non c’è l’interesse, da Roma ma anche da Firenze, a diseredare un sindaco che, piaccia o no, ha vinto. E l’ormai prossimo congresso dei democratici viareggini potrebbe essere l’occasione per far convergere, invece, pezzi di partito distanti tra loro ma tutti ugualmente consapevoli che le spaccature, soprattutto in campagna elettorale, portano solo sventure.

A suggerire un possibile percorso è lo stesso Del Ghingaro. «Non so cosa intende fare il Pd al prossimo congresso e non metterò becco in questa fase congressuale - afferma - vorrei però dire che io avrei fatto diversamente. Secondo me bisognerebbe rinviare il congresso a primavera e individuare un segretario, una segreteria sulla quale ci sia condivisione per provare a introdurre elementi programmatici chiari sui quali impostare un rapporto di collaborazione per il futuro». E aggiunge: «L’attuale commissario Dati avrebbe dovuto dimettersi dopo le sconfitte subite alle elezioni. Con un nuovo commissario ci sarebbero nuove prospettive».

Prospettive per chi? Certamente, ce lo auguriamo, per la città. Forse anche per Del Ghingaro. Ma la partita che si gioca è anche quella di un partito che, pura avendo un peso elettorale importante a Viareggio, confermato negli anni, non ha saputo esprimere una candidatura unitaria e, quando più quando meno, ha cercato fuori dai confini della città le personalità sulle quali puntare. (v.l.)

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