Il Tirreno

Versilia

Basta clientele: si riparte

di Valentina Landucci
Basta clientele: si riparte

Il 2016 sarà l’anno della “cura Del Ghingaro” sulle società partecipate

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VIAREGGIO. I carristi non li vuole incontrare «perché sono un tipo permaloso e non mi piace avere a che fare con chi crede di essere superiore». E alle categorie della Passeggiata perplesse sul piano per la sostituzione delle verande nel salotto buono della città non le manda a dire: «Non accontenteremo tutti? Pazienza. Di sicuro questa estate la Passeggiata sarà più bella». «Il mio slogan in campagna elettorale era “Sicuri si cambia” - aggiunge - Ecco: si cambia». Ma cosa? Intanto «la Viareggio di oggi figlia di un clientelismo scaldaloso, di clientele piccole e grandi portate avanti per anni». Una trasformazione ispirata da tre parole chiave: «Determinazione, concretezza, speranza». Giorgio Del Ghingaro, il tributarista di Capannori che sembra farsi un vanto del suo brutto carattere, come ammette lui stesso, lo “straniero” prestato a Viareggio quando la città non è stata in grado di esprimere un nome tutto suo (almeno non quello di un sindaco vincente), dei primi mesi del suo mandato è contento: «Sono soddisfatto del lavoro fatto fino ad ora» dice, consapevole di essere, però, solo all’inizio di un percorso che già con i primi giorni del 2016 porterà con sé scadenze e impegni importanti.

L’anno vecchio si chiude con una svolta importante sulla Passeggiata e quello nuovo comincia con una partita fondamentale: il futuro del porto.

«Dopo una lunga stagnazione è arrivato il momento di prendere delle decisioni, di assumersi la responsabilità delle scelte. Partiamo dal presupposto che tutto è perfettibile, ma il problema del decoro della Passeggiata andava risolto: il tema dei dehors è sul tavolo da anni, è stato sviscerato dalle amministrazioni Lunardini e Betti, ci sono stati tantissimi incontri con le categorie, abbiamo accolto anche degli emendamenti per migliorare la proposta. Non accontenteremo tutti, è vero. Ma la Passeggiata sarà molto più bella a primavera. Per quanto riguarda la Viareggio Porto il 30 dicembre è il termine per il voto e l’omologa del concordato preventivo. Ritengo si andrà all’asta per le quote e mi auguro che si aggiudichi questa area qualcuno che abbia la sensibilità giusta per gestirla in rapporto con l’amministrazione e in una prospettiva di sviluppo. Chiunque vinca dovrà fare i conti con il Comune che ha le concessioni con il quale sviluppare il brand porto in una prospettiva di dieci-venti anni».

Restiamo sul tema partecipate: la sua amministrazione ha già fatto una serie di scelte ma qual’è l’obiettivo finale? In poche parole: chi resterà in piedi alla fine della riorganizzazione che ha avviato?

«Inizialmente le società, tra pubbliche e partecipate, erano diciotto. Abbiamo avviato un’opera di risanamento che arriverà necessariamente a una sintesi, a degli accorpamenti e delle razionalizzazioni. Ho in mente un’unica Fondazione culturale per Pucciniano e Carnevale da avviare non appena i conti del Carnevale saranno in pareggio, una sola società per l’ambiente che si occupi di rifiuti, verde e così via, un’azienda per le manutenzioni ed un’altra per i servizi. Tre, quattro partecipate in tutto accanto a quelle di tipo comprensoriale. Un obiettivo che intendo raggiungere al termine del secondo anno del mio mandato, ma spero di farcela prima».

Insomma se ho capito bene una “Fondazione cultura”, una sola Sea, Mover per le manutenzioni e Asp per i servizi?

«Sì, più o meno, il percorso dovrà essere questo».

Restiamo sulle Fondazioni: ma perché non vuole incontrare i carristi?

«Sono un tipo permaloso, non mi piacciono le persone che pensano di essere superiori a qualcuno. I carristi sono normali cittadini, come gli altri. Se ci sarà un punto di incontro? Quando la smetteranno di chiedere appuntamenti sparando a zero sui giornali contro chi, accusato di non fare niente, invece sta lavorando per loro».

Mi pare di capire che la preoccupino maggiormente i conti del Pucciniano anziché quelli del Carnevale. Vero?

«Il Carnevale ha subito un processo di commissariamento che mi auguro porti il bilancio in pareggio, anche tramite le operazioni di contenimento dei costi per la tassa sui rifiuti e il suolo pubblico. C’è stata comunque una razionalizzazione dei costi. Per il Pucciniano no: il cda è stato nominato solo cinque mesi fa ed è al lavoro. Ma il Pucciniano ha “in pancia” una situazione economica e finanziaria complicata. Occorre un consolidamento e il ricorso a un finanziamento che renda meno gravoso l’esborso mensile per la Fondazione. Con la collaborazione del cda e della Regione ne verremo fuori».

Ma perché non favorire la nascita di una unica Fondazione nel nome di Puccini con Lucca?

«Perché Viareggio non è pronta, l’istinto campanilistico è troppo accentuato ora. Non solo: un domani con una Fondazione culturale unica saremo più forti».

Che fine faranno le due Sea?

«I rifiuti fino ad oggi sono stati gestiti da fin troppe società. Intanto c’era la necessità di rimettere in pari Viareggio rispetto al percorso regionale su questa materia, giusto o sbagliato che sia questo percorso. In questo quadro rientra l’adesione a Reti Ambiente che “dice” all’Ato che siamo dentro il percorso per il gestore unico, cosa che a questo punto, come ho avuto modo di spiegare, rende del tutto inutile per Viareggio restare dentro il consorzio Cav: c’è già Ato. Poi ci sono le due Sea: una in salvaguardia e l’altra no. Cosa faremo? Cerchiamo di rimettere tutto in ordine e riportare tutto a unità concentrando i servizi su Sea Risorse».

La razionalizzazione delle partecipate non è però indolore dal punto di vista dell’occupazione. Come del resto dimostra la vicenda del fallimento della Viareggio Patrimonio.

«Il lavoro è la priorità: a prescindere da come sono stati assunti i dipendenti nella ridistribuzione dei servizi in carico alle partecipate ci deve stare anche la ricollocazione dei lavoratori».

Se dovesse farne un elenco quali sono le sue priorità per il 2016?

«Restituire dignità e forza a Viareggio ai tavoli comprensoriali, combattere il degrado, migliorare i rapporti sociali e creare una comunità consapevole. Che poi sono tutti punti che esprimono il medesimo obiettivo. A Viareggio sembra “morta la politica”, va recuperato il rispetto per le istituzioni e la città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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