Gioco
I novant’anni di Ghigo, fra lirica, carnevale e Dc
Il compleanno di Gemignani: è stato sindaco negli anni d’oro di Viareggio ma anche presidente del Carnevale, del Pucciniano e dell’Azienda di soggiorno
di ADOLFO LIPPI
Compie novant’anni Federigo Gemignani, uomo “cult” nel privato e nella vita pubblica di Viareggio. Fu assessore, sindaco, presidente dell’Azienda di Soggiorno, presidente del Carnevale, presidente del Pucciniano, insomma quanto si può in una città che gli dette soddisfazioni, preoccupazioni, che ancora lui, sveglio, attento, critico, guarda con amore mentre si spegne una generazione, la sua, che ebbe un rapporto diretto con le vicende ormai storiche che la caratterizzano.
Federigo Gemignani - viareggino di famiglia viareggina, gente di mare, gente dell’Ottocento, gente che vide sorgere l’avventura turistica, quando Viareggio era celebre, in tutt’Europa e ben oltre - fin da ragazzo, annusò, anche dietro le stanche ritualità fasciste, l’intraprendenza e le possibilità dei ricettivi, di coloro che sapevano ospitare in spiaggia come negli alberghi e nei ristoranti i forestieri. E così fu subito poco provinciale, poco localista, ebbe il senso dello spettacolo, tant’è che si mise anche a scrivere commedie, e frequentò i teatri delle compagnie celebri. Erano anni tosti, quelli. La guerra scandiva le vicende familiari.
Chi è di quell’età benissimo rammenta come si vivesse nel terrore dei bombardamenti, gli aerei inglesi, americani, picchiavano con sonorità assordanti sulla vecchia stazione, colpivano la zona del cavalcavia, mutilavano i campanili, rovinavano centinaia di case. I giovani migliori s’erano dati alla lotta armata sulle Apuane. I ragazzi, terrorizzati, seguivano le famiglie negli sfollamenti così come avviene adesso in tanta parte dell’Europa meridionale.
Quando venne il dopo-guerra, Federigo aderì subito alla Democrazia Cristiana. C’era poco da scegliere: o si era per gli americani o si era per i russi. La gente girava con la pistola in tasca. Gli spiriti erano bollenti, i comizi si facevano in piazza del Mercato, le macerie erano ancora fumanti, si promettevano bare ai vinti e in Darsena, in un cantiere, ne erano state preparate una decina. Da usare dopo la prevista vittoria nel ‘48. Erano comizianti celebri lo scrittore Giancarlo Fusco (Pci), pepato, coloratissimo, gran bevitore, il Dc Giuseppe Togni (che sarebbe diventato ministro). Faceva platea la “migliore gioventù”, divisa tra democristiani come Antonio Catelli (più volte sindaco), l’avvocato Carlo Barsanti, Federigo Gemignani appunto, e comunisti storici come Sergio Breschi, Giuseppe Antonini, Federico Guidi, i pittori Aldo Ordavo e Renato Santini, il dottor Gianfranco Tamagnini.
Poiché vinse la Dc, Gemignani ebbe carriera facile. Divenne consigliere con tantissime preferenze, poi assessore (alla Polizia e al Turismo). Poi dal ‘70 al ‘75 fu sindaco. Determinò, con Catelli, la ricostruzione. Viareggio negli anni dal ‘50 al ‘60 fu di nuovo una Mecca, basti rammentare il film “Il Sorpasso” e l’altro film “Una vita difficile”, quando la riviera è di nuovo vista dai dolcevitaioli come una luminosa, scintillante, esotica capitale del piacere (e benissimo Fusco la descriverà in suoi libri piccanti).
Di Gemignani presidente del Carnevale si rammentano due episodi emblematici. Quando bruciarono gli hangars in via Cairoli, hangars di legno, hangars che molto rammentavano un cantiere edile dismesso, tant’erano malmessi e acquitrinosi, si disse e si sentenziò che i corsi mascherati non sarebbero più stati fatti. Invece la “cittadella” risorse. Il carnevale, per Viareggio, è come l’araba fenice. Né regimi né bombe né dispute lo sotterrano e Gemignani ne guidò la rinascita in anni che furono proprio fantastici. Basti pensare ai carri di Giovanni “Menghino” Lazzerini, di Silvano Avanzini, di Sergio Baroni, di Carlo Vannucci detto “Bocco”. Furono, quelli, carnevali davvero “d’Italia”. Venivano alle prime le star del cinema (la Lollo, la splendida Sofia, Virna Lisi ecc.). Il pubblico era di centinaia di migliaia. Tutti i giorni della settimana accadeva (a differenza di adesso) qualcosa di spettacolare, erano mesi pirotecnici. Basti dire che grazie agli incassi del Carnevale Federigo Gemignani, che era presidente, riuscì a pagare, coi guadagni in bilancio, gli stipendi degli operai della Fervet in sciopero.
Una straordinaria passione di Gemignani è poi il Festival Pucciniano, cioè l’opera lirica. Non c’è prima, a “La Scala”, a Verona, a Firenze, a Roma che Gemignani diserti. Sicché diresse il festival di Torre del Lago da vero addetto ai lavori e lo protesse e lo protegge. Intervenendo sui contenuti e sulle gestioni. Ha anche scritto e pubblicato di recente un ricco documento dove sono esattamente, puntigliosamente, riportate le vicende della lirica a Viareggio: dall’”Aida” nelle darsene (con elefanti veri) al “tonare” di Pavarotti a Torre del Lago.
Nel privato, Gemignani, gestì con successo l’hotel Giulia a Lido di Camaiore. Oggi diretta dalla figlia Cristiana. Non s’è fatto, dunque, mancare niente questo viareggino che a novant’anni mantiene l’entusiasmo e l’energia degli anni d’oro. Certo, ve ne sono anche altri come lui, che vanno celebrati. Ma al di là delle celebrazioni sarebbe bene mutuare da queste “vecchie” glorie, la carica che li distinse in momenti anche drammatici della città. Momenti che tornano. Ma che vanno superati proprio attingendo alla memoria ed alla storia. Di cui Federigo Gemignani fa parte.
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