Il dolore
Forte rivede le luci del Cocoà
Riapre a San Silvestro il locale che 6 anni fa inaugurarono Martina Colombari e Billy Costacurta
FORTE. Chi l’ha detto che il Capodanno sarà povero e poco scintillante in Versilia? Una smentita arriva da Forte. Giovedì 31 riapre (l’unico problema è la burocrazia, come sempre in Italia ) il Cocoa, locale aperto nell’estate del 2009 a Forte dei Marmi da un’allegra combriccola di soci fra cui Martina Colombari, il coniuge Billy Costacurta e Anna Pampaloni del bagno Annetta.
Era il locale più glamour di Forte (il nome sembra mutuato da un famoso resort alle Maldive), ma qualche cosa non ha funzionato, magari la posizione, visto che siamo al confine con Caranna. Oppure, come ha sottolineato qualcuno, troppo alti i conti di cene e consumazioni in un momento in cui i russi erano in calo e i pratesi (loro sì che spendevano, anche d’inverno, come i quarratini, quelli di Montemurlo e gli aullesi: ecco il vero pubblico ricco di Forte) avevano finito i soldi .
Il nuovo Cocoà doveva aprire la vigilia di Natale ma ci sono intoppi burocratici che si spera non intralcino l’apertura di Capodanno.
La gestione è passata ad una società milanese mentre a guidare la cucina c’è Peppe Agliano, chef siciliano ma ben presente in Versilia, visto che sta guidando la cucina del Tramari, ristorante siciliano.
Uomo tosto Agliano, con ampie partecipazioni alla Prova del Cuoco, la trasmissione di RaiUno guidata da Antonella Clerici.
La nuova proprietà, avuti tutti gli okkey da Asl e roba varia, annuncerà tutte le novità in una vicinissima conferenza stampa. Di sicuro c’è la volontà di puntare molto sulla cucina – argomento di gran moda – più che sul glamour tout court. Con una premessa – molto di buon senso e molto intelligente – che ha fatto Agliano ai giornali: Forte per i ristoranti è una piazza complicata. Può dare soddisfazioni, ma anche grandi delusioni e buchi nei bilanci.
Se ne sono accorti finora i gestori del Cocoà, con l’accento sulla A. Doveva essere una sorta di risposta al Twiga, soprattutto doveva prendere una certa fascia di mercato non medio-alta, ma proprio alta-alta. Di quelli che amano cenare – bene – in un posto, ma poi restare a ballare, magari sui tavoli. Una formula che qui manca, se non al Twiga e alla Capannina, ma che ha fatto la fortuna di tanti locali da Saint Tropez ad Ibiza, fino a Formentera.
Dopo la gestione legata alla coppia dorata Colombari-Costacurta (hanno casa a Forte, ma in questi anni le loro presenze si sono diradate), hanno seguito le gestioni di personaggi come Antonio Minetti, già patron del Maitò, ma anche di chef come Antonio Farina, già cuoco personale del gruppo Prada. E prima, ai tempi dei Madai, il locale era stato gestito dai mitici Vietina tornati dalla California, dopo anni di esilio nel mondo dorato di Hollywood.
Insomma solo pochi anni di vita ma tanta acqua è passata sotto i ponti del fosso che scorre vicino al Cocoà.
Vedremo cosa accadrà dal 31, quando Forte si accenderà di una luce in più.
Corrado Benzio
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